Top 12

La carezza e lo scappellotto del TOP12

Scritto da jpr

Chi merita un premio e chi va dietro la lavagna questa settimana in TOP12

In quest’ultima giornata s’è scritta un’altra pagina importante in questa Santa Crociata che il nostro amato TOP12, il nostro domestic del pane&salame, sembra aver finalmente intrapreso contro i cattivoni, i malmostosi che lo schifano e lo odiano e lo snobbano come poco interessante. Una terza giornata con fuochi d’artificio, sorprese e risultati quanto mai tirati, incerti: lotta ed emozioni su tutti i campi. C’è questo Valorugby che potrebbe chiamarsi, magari, Volarugby per quanto in alto sembrano librarsi i bravi Diavoli reggiani, c’è un Mogliano, messo da tutti fra i candidati quasi certi alla retrocessione, che va al Battaglini e mette paura ai Bersaglieri, c’è lotta in Caserma fra poliziotti e Medicei e infine ci sono i campioni del Petrarca che devono sputare sangue per uscire vittoriosi da Viadana.. C’è, soprattutto, San Donà, luogo al quale (non lo nascondo) mi sono ispirato da quando ho iniziato queste noterelle: il luogo per eccellenza del rugby pane&salame che piace a me. Ieri è lì avvenuta una di quelle cose eterne (dai tempi biblici in cui si scontravano giganti e ragazzini con la fionda) che rendono bello lo sport e ne svelano l’essenza, che è quella per cui nulla è mai scritto e la vittoria è del forte che ha fede e la sconfitta può essere del forte che ne ha troppa. Voglio celebrare questi due volti distribuendo il premio e la rampogna di oggi! E i due volti sono quelli di chi sabato ha vinto avendo fede e di chi ha perso avendone troppa.

La carezza della settimana va a: “Pivo” Giancarlo Pivetta, l’uno e trino della prima linea
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Giancarlo Pivetta, ma per tutti “Pivo” è stato uno dei più grandi…ecco, qua sono già in difficoltà! Tallonatore? Pilone sx? Pilone dx? Difficile dirlo, visto che è l’unico giocatore nella storia del nostro rugby ad aver coperto tutti e 3 i ruoli in maglia azzurra ; una cosa, però, possiamo dirla di sicuro: uno che la mischia, con le sue dinamiche da Sancta Santorum ovale, la conosce in ogni suo aspetto. Ne conosce i segreti, ne conosce i movimenti; soprattutto ne conosce gli uomini. Ecco perché non stupisce che quel grande (e mai abbastanza stimato) tecnico (ed ex campionissimo) di “Toni” Green abbia scommesso sul sicuro quando gli ha chiesto di dargli una mano con gli avanti del suo San Donà. Pivo coi biancoblù del Piave ci ha passato quasi tutta la vita, in campo, ai suoi lati e fuori: lui è un “Razza Piave” autentico e pensando a lui si capisce che questa non è un’espressione vuota. Ieri, da superbo conoscitore degli uomini che in quella sala macchine a 8 pistoni ci lavorano, ha fatto la sua mossa: mancava una decina di minuti alla fine della partita e i panociari (l’ho già detto che per me saranno sempre i panociari, vero?), dopo essersi battuti alla morte contro avversari superiori, stavano soccombendo dopo essere stati in vantaggio. Pivo capisce che è “il momento” e poco prima di una mischia decisiva chiama cambi in prima linea: forze fresche. Le forze fresche non lo tradiscono: prima contengono, poi tengono, poi prendono posizione, infine avanzano! Da quell’avanzata arrivano l’assalto del capitano, la meta, la vittoria, quella bellissima perché insperata: prima sentita, poi perduta, infine riconquistata. La Razza Piave non tradisce. Mai.

Lo scappellotto della settimana va a: Massimo Brunello e le strategie perfette, pure troppo
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Massimo Brunello è stato un grande giocatore ed è uno dei tecnici più bravi, preparati ed innovativi del nostro rugby. In questi anni le sue squadre sono state fra quelle che hanno proposto il gioco più efficace ed esteticamente gradevole. Brunello, in questi anni a Calvisano, ha perso, ma soprattutto vinto. Quando ha perso, però, lo ha fatto quasi sempre fragorosamente, basti ricordare la catastrofe dello scorso campionato sul campo della Lazio. Quest’anno è ripartito con in testa un solo obiettivo: riprendersi il titolo perso lo scorso anno. Lo scorso anno la sua squadra arrivò alla fine piuttosto consunta e, probabilmente, da lì è nata l’esigenza di provare a fare un po’ meno fatica in regular season risparmiando le energie. Questa strategia, probabilmente, prevede di affrontare le partite contro squadre sulla carta inferiori in un modo che, in astratto, potrebbe funzionare: parti piano facendoli sfogare e sapendo che loro contro di te giocano, comunque, “al gancio”. Poi, quando loro calano, tu acceleri e contrapponendo la tua squadra più forte al massimo regime contro quella più debole sulle ginocchia la vittoria dovrebbe arrivare facile. Dovrebbe…Nelle prime due giornate, con Verona e I Medicei (e con 30°…) è andata così. Ieri no, anzi. Ecco, forse avere troppa fede nelle proprie forze e nella razionalità delle proprie strategie può portare a pericolose illusioni. Qualcosa del genere era avvenuto proprio l’anno scorso sempre a San Donà quando la squadra di Brunello, su un campo ridotto a un ammasso di mota, aveva preteso di giocare come se si fosse su un biliardo e aveva anche allora portato a casa una sonora sconfitta. Già allora mi permisi di suggerire a Brunello maggiore “flessibilità”. Repetita iuvant…

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