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La finale che ti aspetti

Scritto da jpr

Finale déjà-vu al Lanfranchi fra Rovigo e Petrarca il 28 maggio

Dunque ci risiamo. A qualcuno sembrerà di vivere un déjà-vu se dopo un’intera stagione e quattro partite di semifinale ritorniamo nello stesso posto di un anno fa con le stesse squadre di un anno fa per vedere se il risultato sarà lo stesso di un anno fa, quello che vediamo nella foto qui sopra. L’eterno ritorno del derby Rovigo-Petrarca o Petrarca-Rovigo, perché pare che da lì non si scappi, vivrà l’ennesima replica nella piuttosto incongrua collocazione della domenica alle 21.00 (o 21.15? boh, non si capisce) nell’impianto federale Lanfranchi di Parma con diretta su Rai Due che secondo gli aedi della Fir dovrebbe portare folle strabocchevoli ad assieparsi davanti agli schermi non solo di qua e di là dell’Adige, ma da Passo Resia a Pantelleria. Non essendo massmediologi non azzardiamo previsioni sull’audience, ma proviamo a farne sull’esito della partita: pensiamo che anche il risultato sarà lo stesso di un anno fa, probabilmente. Questa finale è la classica partita fra la bella e la bestia o, se vogliamo essere meno favolistici, fra la squadra più bella e quella più forte. Al netto del fatto che il concetto di forza è alquanto oggettivo, mentre quello di bellezza risulta ovviamente influenzato da gusti personali. Le due squadre sono quanto di più diverso si possa immaginare in natura ovale, il che forse potrebbe regalarci uno spettacolo godibile: il Rovigo di Alessandro Lodi è una squadra votata all’offensiva e al volume di gioco che ama combinazioni fra i ¾ alternate a sfondamenti degli avanti e che comunque non disdegna fasi statiche strutturate. Decisamente una squadra divertente per chi guarda senza gli occhiali del tifo. Il Petrarca di Andrea Marcato è la realizzazione rugbystica del principio del “rasoio di Ockham”: essenzialità essenzialmente essenziale. Non un millimetro in più o in meno di quanto serve. Una difesa “densa” attorno ai punti d’incontro sui quali far sfiancare gli avversari che provano a sfarfalleggiare e creare gioco, poi, quando l’avversario rifiata, il poderoso macchinone si mette in moto e colpisce, preferibilmente con mischia chiusa e drive da touche. Ovviamente si parla di prevalenze: entrambe le squadre all’occorrenza sanno fare tutto. Ma queste sono rispettivamente le cose che sanno fare meglio. In linea di principio squadre come il Petrarca, soprattutto quando c’è in palio qualcosa di importante e l’estetica non conta, prevalgono. Quindi il nostro pronostico è suppergiù Petrarca 65 Rovigo 35. Ovviamente 35 non è poco; ma per parafrasare Monsieur De la Palice 65 è di più.

Com’è andata in regular?

All’andata al Plebiscito fu 23-15 per il Petrarca in un match che ricordiamo abbastanza noioso e poco movimentato, mentre il ritorno al Battaglini fu a dir poco pirotecnico e decisamente divertente, con frequenti alternanze nel punteggio e nel controllo del gioco e vide Rovigo prevalere 34-27 in quella che fu probabilmente una delle più belle partite della stagione, se non, a giudizio di chi scrive, probabilmente la più bella. Al di là del risultato, sul quale siamo neutrali, diciamo che speriamo di vedere una partita più simile alla seconda che non alla prima. Certo, va detto, le finali di solito sono una pizza terribile per chi non è coinvolto tifosamente. Di sicuro i precedenti di regular ci dicono poco su come potrà essere la finale.

Come ci arrivano?

Le semifinali ci hanno consegnato un Petrarca molto “petrarchino”: solido, essenziale e sicuro di sé per almeno 140 dei 160 minuti della doppia sfida con il Valorugby vinta senza alcuna sbavatura e usando, soprattutto al ritorno, la micidiale potenza del proprio pack in una partita assolutamente “alla Marcato”: 50’ di pura difesa a stancare l’avversario e restare attaccati al punteggio col minimo sforzo e poi mezzoretta di pura soverchiante violenza del pack che ha schiantato l’avversario. Rovigo, invece, è emerso a fatica da un confronto sfibrante con un Colorno che ha tenuto in bilico la qualificazione sino alla fine giocando, se vogliamo, in maniera abbastanza “petrarchina” pur se, ovviamente, non certo ai livelli mostruosi dell’originale. Quindi Lodi in semifinale ha avuto una buona proxy di quello che lo aspetterà al Lanfranchi; solo che sarà 100 volte peggio…

Diciamo che in linea di massima Rovigo ne esce peggio di come c’era entrato, mentre il Petrarca è sempre il Petrarca, un monolite.

Lo staff arbitrale

Curiosamente nello stesso anno in cui la provincia di Brescia sparisce dall’alto livello rugbystico a tenere alta la bandiera della provincia lombarda sono i suoi arbitri: dopo la designazione del bresciano Andrea Piardi alla direzione della finale URC tocca al suo conterraneo Gianluca Gnecchi arbitrare l’ultima storica finale del TOP10, che dal prossimo anno non esisterà più. Bresciano classe 1992, Gnecchi ha giocato a rugby fino a 21 anni prima di iniziare la carriera arbitrale, diventando effettivo nel 2013. E’ arbitro internazionale con esperienze nel Mondiale 7s, in URC (dove ha esordito nel 2020) e nelle Coppe Europee. Lo affiancherà il seguente staff

Assistenti: Federico Vedovelli (Sondrio) Clara Munarini (Parma)
Quarto Uomo: Filippo Russo (Treviso)
Quinto Assistente: Franco Rosella (Roma)
TMO: Matteo Liperini (Livorno)

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jpr