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Calvisano e il settimo sigillo

Scritto da jpr

Racconto di una stagione in salita del sesto grado fino al settimo cielo

In linguaggio alpinistico, normalmente, si definisce di sesto grado la più impegnativa delle ascese. Ecco, per il Rugby Calvisano questo campionato concluso da dominatori è stato proprio un sesto grado, per la difficoltà e per lo sviluppo che ha avuto nel tempo. Perchè la stagione conclusa, come detto, da dominatori per i ragazzi di Massimo Brunello non era affatto cominciata così, anzi. E’ stata una stagione in salita in tutti i sensi: per la difficoltà, ma anche per la sua univoca direzione: dal basso verso l’alto. Proviamo a ripassarla come in un film.

Un inizio balbettante

In realtà ad inizio stagione molti osservatori (persino quelli mediocri come il sottoscritto) si aspettavano molto da Calvisano dopo una campagna acquisti importante e che sembrava aver costruito un organico di primissimo ordine. Ma all’avvio si capisce subito che non tutto va come nelle attese. Innanzitutto ci sono ancora molti importanti giocatori in bacino di carenaggio per infortuni subiti nel finale di stagione precedente, ma anche fra i nuovi alcuni come Zanusso e Lane mostrano di avere guai fisici ed altri come Vunisa sembrano decisamente fuori forma. Altri ancora, come Pescetto, Manfredi e Garrido, appaiono come degli oggetti misteriosi. Comunque si parte e le prime due partite, in casa con Verona e Medicei, vengono archiviate con una certa facilità. Anche se senza sucitare entusiasmi. Poi alla terza giornata, a fine settembre, i gialloneri subiscono una inattesa (e meritata) battuta d’arresto a San Donà, per poi cadere nuovamente sette giorni dopo in casa contro le Fiamme Oro, al termine di una prova sconcertante per pochezza e mancanza di gioco. Calvisano si trova addirittura fuori dalla zona playoff, e non è l’unico campanello d’allarme. In quello stesso critico momento “evapora” lo sponsor e tanti altri segnali sembrano dare l’impressione che il campo sia solo lo specchio di qualcosa di grave ed inespresso. A placare parzialmente le preoccupazioni arrivano due prove abbordabili e svolte come un compitino contro Lazio e Valsugana, dove si vede per la prima volta in campo l’atteso australiano Sam Lane che fornisce una prova incoraggiante. Ma la settimana successiva si va alla Guizza, in casa dei campioni d’Italia del Petrarca che in quel momento sembrano padroni del campionato. Arriva una sconfitta non durissima, ma di quelle in cui non c’è mai stato un solo momento in cui è sembrato che le cose potessero andare diversamente. Sette giorni dopo al Pata arriva un Rovigo in crisi di risultati: Calvisano sembra riprendersi, ma un cartellino rosso a Fischetti nelle fasi iniziali determina una sconfitta: la quarta in sole otto giornate. Un ruolino di marcia pessimo; una sconfitta moralmente pesante. Sarà l’ultima, ma in quel momento nessuno può saperlo.

La fase di ricostruzione

La rinascita del Calvisano, se vogliamo, inizia addirittura dagli ultimi minuti della sconfitta interna con Rovigo, quando una squadra, come detto, in inferiorità numerica a tempo quasi scaduto strappa un punto d’orgoglio grazie ad una volata in meta di Garrido, che comincia a rivelarsi un giocatore di grande valore. Ma la classifica è quella che è e fra i tifosi (sono uno di quelli, anzi, uno dei più umorali e inclini alla depressione…) serpeggiano delusione e critica. Sul Giornale di Brescia compare un’intervista al presidente Sandro Vaccari: il massimo esponente della dirigenza ribadisce fiducia nello staff tecnico e nei giocatori e si assume la responsabilità delle scelte fatte. Non accade sempre così: molti presidenti in casi simili sparano a zero su giocatori e tecnici per allontanare da sé le responsabilità. A Calvisano invece si fa quadrato. La partita della svolta è a Mogliano all’inizio di dicembre: contro una squadra sorprendentemente in ottima salute e posizione Calvisano gioca una partita brutta, ma efficace; la svolta a pochi secondi dalla fine: i gialloneri sono avanti sottobreak e potrebbero subire la meta del sorpasso, ma Kayle Van Zyl, in una pericolosa situazione di inferiorità numerica al largo, intercetta e va in meta assicurando la vittoria e portando anche il punto di bonus. Il fortissimo sudafricano terrà in piedi la baracca con altre due mete di intercetto anche la settimana successiva nel difficile derby di Viadana. Sta nascendo un nuovo Calvisano: la squadra non si esprime ancora in scioltezza, anzi, gioca un rugby poco fluido. Ma è efficace, cinica, cattiva. Massimo Brunello, che da sempre aveva avuto un approccio forse un pò estetizzante al gioco del rugby sta cambiando qualcosa nel modo di far giocare la squadra. Come spesso accade dalla crisi nasce il cambiamento: lo scudetto di Calvisano nasce qui, ma ancora è presto per accorgersene. Nella prima partita dell’anno nuovo a Calvisano è di scena la rivelazione Valorugby e prima del match arriva una tegola che sembra far tornare le nubi più nere. Sam Lane è nuovamente infortunato e apertura giocherà Paolo Pescetto. Il ragazzo genovese non aveva convinto come 10 ad inizio stagione e con l’arrivo dell’australiano aveva trovato posto a primo centro esprimendosi discretamente. Ma l’idea che a lui, al momento un oggetto misterioso, tocchi guidare la regia della squadra fa storcere la bocca a molti. Sbagliavano; sbagliavo. Quel giorno Paolino Pescetto comincia a trasformarsi in 4P (Paolino Pescetto Piazzatore Perfetto), e a diventare un giocatore autorevole ed un “fattore” nel gioco della squadra. E’ una delle svolte decisive della stagione. Sino a marzo si va avanti così: Calvisano vince sempre e ovunque e, complice il rallentamento del Petrarca, si issa in cima alla classifica in coabitazione con Rovigo che, da quando ha vinto a Calvisano, è diventata nel frattempo una schiacciasassi.

L’esplosione e il testa a testa con Rovigo

Il 17 marzo a Calvisano arrivano i campioni in carica del Petrarca, una squadra in difficoltà a causa di una lunga teoria di infortuni, ma dall’impianto di gioco solidissimo. Un test probante. La partita è durissima sul piano fisico e nervoso, una vera battaglia. Calvisano ne esce temprato, rinvigorito nella fiducia e vincente. Pescetto ha in mano le redini della squadra e la sua prova dà fiducia a tutto l’ambiente. Ma solo sei giorni dopo c’è “LA” trasferta al Battaglini. E’ il momento della verità e Calvisano esplode definitivamente: una squadra formidabile in difesa, cinica in attacco e con 4P che la mette dentro anche dagli spogliatoi. Calvisano è diventato adulto: Brunello gli ha tolto il vestito elegante della prima comunione e gli ha messo una corazza di titanio. Il gioco bello e arioso di Brunello c’è ancora, ma il tecnico rodigino ha avuto la grandissima intelligenza di aggiungere altri elementi: una fase di conquista solidissima (come ai tempi di Gianluca Guidi) ed una tattica difensiva asfissiante e capace di salite feroci a forzare l’errore (il grande plus del Petrarca scudettato di Andrea Marcato). In più molti giocatori che ad inizio stagione tentennavano sono diventati “altro”. Si è detto di 4P, ma Garrido è diventato un apriscatole fondamentale, Manfredi un giocatore solidissimo e affidabile anche nei lanci, Casolari un talento straordinario e Casilio un geniale architetto. Intorno a loro il gruppo storico dei semprepronti, i vari Andreotti, Zdrilich, Morelli, quelli che non tradiscono mai. E Vunisa, tornato Vunisa! Al Battaglini Calvisano stravince, supera Rovigo, si insedia al primo posto e non lo mollerà più fino alla fine. Da qui alla fine della regular, infatti, solo vittorie, con in più la ciliegina sulla torta della conquista della Continental Shield in un doppio confronto vinto nettamente sempre contro Rovigo. Ora Calvisano è pronta.

Il trionfo finale

E’ storia recente: la semifinale col Valorugby sul campo si mostra meno complicata di quanto si temesse. I ragazzi di Brunello vincono in trasferta e in casa, dopo un primo tempo in cui gli ospiti danno tutto per resistere, dilagano travolgendo l’avversario. La finale è lì da vedere: i gialloneri la dominano in lungo ed in largo e concludono al settimo cielo il loro sesto grado
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jpr