Chi merita un premio e chi va dietro la lavagna questa settimana in TOP12
Una giornata destinata a lasciare il segno questa diciannovesima in TOP12! Davanti a tutto il resto, ovviamente, il big-match del Battaglini, una splendida battaglia splendidamente vinta dai bresciani e splendidamente condotta da uno staff arbitrale di altissimo livello, ma anche splendidamente combattuta dai polesani che non si sono arresi per un solo istante. Probabilmente la più bella partita dell’intero campionato, ma ci torneremo sopra più avanti. Si perché non di solo Rovigo-Calvisano vive il nostro amato domestic in un sabato pieno di cose notevoli. Notevoli come il talento purissimo dell’ inglesino Scott Cameron Lyle, classe ’96, che se fosse arrivato prima a San Donà…Andate tutti a vedere sul tutubo cosa combina nell’azione della seconda meta dei padroni di casa (circa al 20’ del primo tempo) e ditemi se quella che vedete non è un’azione alla Beauden Barrett! Ma notevole anche come il fatto che ormai non ci sorprendiamo più di vedere il Valorugby Emilia, il piccolo capolavoro del presidente cowboy Enrico Grassi e del “conducator” Roberto Manghi essere ancora lì a battersela ai massimi livelli, altro che squadra-rivelazione e truppa simpatia! E che dire del Lazzaretto Petrarca, una squadra con più rotti che sani, che on una pattuglia di giovanissimi pianta un sessantello ad una buonissima squadra come Mogliano! Ma che dire anche di una buonissima squadra come Mogliano che quel sessantello lo prende senza dire neanche un misero “trepunticini”! Cari radeciotti, qua si molla solo quando è finita, ste robe da voi non me le aspetto. Quindi voglio, anzi pretendo, un altro impegno: la prossima per voi è la partita ideale, visto che giocate con la mente sgombra contro la prima della classe; vedete di non meritarvi lo scappellotto che oggi vi risparmio perché…ubi maior. Una carezza di incoraggiamento, invece, voglio darla alle ultime tre, specie alla ultimissima Lazio, che nonostante tutto si battono con coraggio e impegno, strappano punticini ad avversari più forti e proseguono un’ affascinante lotta per la sopravvivenza. Tante carezze qua e là, persino uno scappellotto risparmiato, ma, non ci si scappa, il premio e la punizione di oggi non possono che riguardare “LA” partita, e quindi…
La carezza della settimana va a: Danilo Fischetti, un fischio lungo un girone

E’ da metà novembre che risuona quel “fischio” soffiato dentro l’apposito attrezzo dall’arbitro lecchese signor Luca Trentin dopo soli 14’. Era Calvisano-Rovigo, non Rovigo-Calvisano e le due squadre allora non erano al top del TOP come oggi, ma entrambe acciaccate, reduci da sconfitte e con tanti problemi e dubbi. Era una partita spartiacque, dunque, ma il vero spartiacque fu quell’assolutamente inappuntabile “fischio”. Una carica del martello di Thor (Halvorsen) e Fischetti lo placca e maldestramente lo ribalta; fischio di Trentin al “Fischio” di Calvisano, cartellino rosso, squalifica e Rovigo che inizia da lì il suo volo che si interrompe…ieri. Quel “fischio” ha risuonato sin da quel pomeriggio novembrino, segnando non solo quella partita, ma, in qualche modo, il torneo delle due squadre, reso diverso per entrambe da quel risultato. Ha risuonato per un intero girone, da Calvisano-Rovigo a Rovigo-Calvisano. Ieri il “fischio” è finito ed è stato sostituito da…”Fischio”. Fischio Fischetti ieri ha giocato una partita pazzesca, semplicemente mostruosa: solido in chiusa, inarrestabile come ball-carrier, implacabile (e disciplinatissimo) nei placcaggi, preciso e puntuale in linea di difesa. Una prestazione di livello assoluto, giustamente premiata dal MoM, una di quelle che (ci metterei la firma) mi fa capire come il ragazzo di Genzano sia destinato a diventare il proprietario indiscutibile della maglia azzurra numero 1 in un futuro che lo aspetta. Perché lui è un numero 1 e magari lo è diventato anche grazie a quel “fischio” di metà novembre, che probabilmente è stato una tanica del carburante per jet che ieri ha fatto volare a razzo Danilo. Ed il fischio, stavolta, è stato quello che fanno gli aerei poco prima del bang con cui rompono la barriera del suono, nello stesso modo in cui il pilone calvino ieri ha rotto placcaggi e forse l’intera regular season. Che dire se non che io preferisco di gran lunga il “Fischio” al “fischio”?
Lo scappellotto della settimana va a: Matteo Ferro che lo scappellotto lo ha dato

Anche qui un fischio, stavolta di Marius Mitrea, altrettanto inappuntabile di quello del collega Trentin a novembre, ed il torneo, forse, fa un’altra giravolta. Ti chiami Matteo Ferro e sei un capitano, sei anche uno dei giocatori preferiti dalla Quaglio, che da te si aspetta sempre qualcosa in più. Ieri sei entrato in campo magari prima di quanto la ditta Umbe&Kino pensava di mandarti dentro a fare da impact player, col tuo peso fisico e tecnico, il tuo carisma, la tua determinazione. Hai giocato un’ottima partita, segnato una bellissima meta, ma non sta bastando. Sono i minuti finali della partita più importante della regular season; una partita ormai irrimediabilmente persa. Ma non una partita finita. Manca poco, l’avversario di sempre non lo riprendi più, ma puoi ancora fare qualcosa, qualcosa di importante, qualcosa di pesante. Una meta non servirebbe a vincere, è vero, ma significherebbe due punti, uno per bonus-mete ed uno per sconfitta sotto break, che magari a fine stagione potrebbero pesare in un arrivo in volata. Anzi, quella meta ne varrebbe addirittura tre di punti perché ti metterebbe in vantaggio negli scontri diretti, rilevanti in caso di arrivo alla pari. Rovigo ci crede, ed ormai è una battaglia fra pack, coi leggerini là fuori a guardare; è il momento degli uomini dal passo pesante. I Bersaglieri pesanti sembrano averne di più e travolgono i diretti avversari: sembra che la loro superiorità non possa che essere premiata da quei due, anzi tre punti così importanti anche in una dolorosa sconfitta. Il pack rossoblù travolge tutto, conquista una punizione che sembra già una meta e…niente. Un gesto di nervosismo sconsiderato, un colpo proibito del tutto inutile, anzi dannoso e arriva quest’altro fischio che precede solo di poco quello finale. Da un capitano ci aspettiamo di più. Soprattutto non ci aspettiamo questo. Non tanto il gesto in sé (capita a tutti prima o poi in campo di fare una cosa simile, non è bello, ma succede), ma il gesto in quel momento, in quella situazione. Una cosa non da capitano. Auguro a Matteo Ferro che questo fischio diventi per lui ciò che è stato per il suo collega calvino.