Top 12

La carezza e lo scappellotto del TOP12

Scritto da jpr

Chi merita un premio e chi va dietro la lavagna questa settimana in TOP12

Nella giornata smezzata ( lo spezzatino è buono solo come pietanza; come rugby fa schifo) in cui Rovigo fa capire a tutti chi è il più forte con un’affermazione stentorea e impressionante, rispondono un po’ a mezza voce e senza troppa convinzione le altre pretendenti al trono di più bella del reame. Certo, vincono tutte e tre, ma senza minimamente dare l’impressione di strapotenza e dominio data dai Bersaglieri del duo Umbe&Kino. Calvisano e Petrarca fanno il compitino agevolate da due avversarie che di voglia di battersi ne mostrano pochissima, mentre il Valorugby la porta a casa con tanto affanno da gridare quasi al miracolo. Insomma, se all’inizio di stagione era il Petrarca a sembrare una macchina perfetta (presto trovatasi con le ruote sgonfiate dagli infortuni) ora sembrano i rossoblù quelli di un altro pianeta. Certo è ancora lunghissima, ma i giudizi si danno su ciò che si vede, non su ciò che non si sa se si vedrà. Ed ora ciò che si vede è chiaramente di color rossoblù. Dietro vincono bene le Fiamme con una di quelle prestazioni che verrebbe voglia di menargli se non si temesse di prenderle, considerando quanto questa chiusura di stalla arrivi quando i buoi sono già…ai playoff. Si scuote finalmente anche Mogliano che dice alle due coinvolte nella lotta per salvarsi, cioè Verona e Valsu, di vedersela un po’ fra loro, che la cosa non li riguarda. In una giornata così è fin troppo facile individuare chi premiare; meno facile allungare scappellotti. Ma io sono cattivo, perciò uno lo allungo lo stesso, non prima di aver dato:

La carezza della settimana va a: Umbe&Kino, certi amori non finiscono
umbe e kino

C’è una canzone di Antonello Venditti (non è parente né di Giamba, né di Gabriele) secondo la quale certi amori non finiscono mai, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Magari da un’altra parte, magari in un altro tempo, ma alla fine capiterà sempre che ti ritrovi a fare le stesse cose con le stesse persone, e non per noia o abitudine, ma perché quelle cose ti vengono bene, specie se le fai con certe persone. Umberto Casellato e Franco (chi? Ah, Kino! Non potevi dirlo prima?) Properzi sono amici da tanti anni, ma da un po’ non lavoravano insieme. L’ultima volta che l’hanno fatto…beh, l’ultima volta è finita come nella foto che vedete qui sopra. Era il campionato 2012/13 e il piccolo Mojan, partendo dal quarto posto sbaragliò le favoritissime Viadana, Calvisano e Prato: vinse lo scudetto vincendo una semifinale (indimenticabile la partita di ritorno a Viadana) da sfavorito e una finale in campo avverso, a Prato, ancora più da sfavorito. Uno dei successi più belli (anche per il gioco fatto vedere) ed inattesi della storia recente del nostro rugby. Quest’anno Umberto Casellato ha assunto il ruolo di head-coach a Rovigo: uno degli scranni più importanti e “scomodi” del nostro rugby. Iniziando un lavoro così complicato ha pensato bene di chiamare a dargli una mano qualcuno di cui si fidava e delle cui competenze era certo: il vecchio amico Fran, cioè Kino. Perché quando devi fare una cosa complicata se puoi farti aiutare da qualcuno che stimi e con cui ti intendi al volo è sicuramente meglio. Umbe& Kino così hanno rimesso in piedi la ditta; all’inizio non è stato facile. Allenare a Rovigo è una roba che te la raccomando. In un ambiente spesso sovraeccitato, esigente e polemicogeno (della serie che se non possiamo fare polemiche contro gli altri ce le facciamo contro di noi, sennò non siamo contenti), con una rosa ringiovanita e rinnovata (secondo molti indebolita) e con un presidente che prende la porta girevole per andare e tornare a settimane alterne. L’inizio non è stato facile, ma un po’ alla volta la ditta ha ricominciato a sfornare gioco, risultati e anche spettacolo. Adesso i Bersaglieri prodotti dalla ditta vanno come un uragano. Si giocasse domani la finale nessuno potrebbe batterli. E se c’è qualcuno che può portarli in queste condizioni (sfiga permettendo) fino alla fine sono proprio loro. Se a maggio li vedremo di nuovo come nella foto, anche se con colori diversi, non dovremo affatto stupircene. Perché certi scudetti sono come certi amori: fanno dei giri immensi, ma poi ritornano.

Lo scappellotto della settimana va a: Rugby San Donà, o il peccato di ignavia
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C’è qualcosa di più brutto della sconfitta nello sport? Si, almeno due cose: la disonestà (e per fortuna non è il nostro caso) e l’ignavia. E di questo peccato mi sembra si possa accusare San Donà, squadra che nel cor mi sta (e così abbiamo fatto anche la rima). Era già successo a Calvisano che i panociari andassero con una formazione che denunciava già in partenza, chiamiamola così, scarsa voglia di combattere. Ed in campo, infatti, la sconfitta è arrivata liscia come acqua di rubinetto. E’ risuccesso alla Guizza: anche lì acqua di rubinetto. Intendiamoci: non sono nato ieri; so benissimo che San Donà (e in certa misura anche la Lazio) è una squadra piccola quest’anno, con obiettivi limitati e che non è certo su campi come il Pata o la Guizza che può cercare gloria e punti. Insomma, hanno la mia comprensione, ma purtroppo sono sfortunati: in una giornata in cui nessuno demerita particolarmente io uno scappellotto per statuto devo pur darlo. Mi son capitati sotto solo loro e, mi dispiace, ma se lo prendono. Così va la vita…

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jpr