Rugby World Cup 2019

Sono i Bokke la seconda finalista

Scritto da jpr

Finalista decisa negli ultimi minuti di uno stallo di 80’: Galles-Sudafrica 16-19

Saranno gli Springboks di coach Rassie Erasmus a contendere ai favoritissimi inglesi la RWC 2019 nella finale di sabato prossimo. Contro un Galles stanco, in fase calante e martoriato dagli infortuni il pronostico lasciava pochi dubbi, ma alla fine si può dire che i ragazzi della Rainbow Nation hanno vinto meritatamente anche se facendo una fatica non preventivabile alla vigilia e correndo rischi imprevisti. Ai Dragoni di Warren Gatland (al penultimo appuntamento di un ciclo leggendario) va fatta una standing ovation per come sono riusciti a mantenere in bilico una partita nella quale erano inferiori in tutto e per tutto, ma che, alla fine, avrebbero potuto persino vincere. Nel rugby è assai raro che chi è più forte non vinca ed oggi gli Springboks erano nettamente più forti non solo in assoluto, ma anche in virtù di un piano tattico applicato scrupolosamente e molto efficace. Alla fine saranno solo 3 i punti di differenza, ma nell’esiguità del vantaggio ci sono solo gli enormi meriti dei ragazzi gallesi, capaci di resistere ad un avversario più forte, ma privi della possibilità di prevalere.

A Yokohama è una bella serata quando il pubblico assiste partecipe all’esecuzione di quelli che (a parere di chi scrive) sono in assoluto i due inni più belli dell’intero mondo ovale. Le due squadre li cantano in maniera appassionata e commossa; fortissimi soprattutto devono essere i sentimenti che non riescono a nascondere il gallese Ken Owens e il sudafricano Siya Kolisi (primo capitano nero della storia Bokke) i cui primi piani non lasciano indifferenti. Ma dopo tanta passione calda la partita inizia fredda e appare caratterizzata da grandissimo tatticismo. Le due squadre hanno game-plan facilmente leggibili: quello dei Dragoni è necessitato dalla presa d’atto della nettissima inferiorità nell’1vs1 e comporta la ricerca dell’allargamento immediato del gioco (tramite calci di spostamento o salti di uomo) per evitare collisioni sempre perdenti. Quello Bokke consiste in una costante aggressione fisica seguente ai frequenti calci alti della mediana per sfidare i raccoglitori avversari, bloccarli immediatamente e prevalere in furibondi breakdowns nei quali a distinguersi è soprattutto Pieter-Steph Du Toit, vera iradiddio delle ruck. Palla in mano, invece, i Bokke si affidano principalmente allo strapotere fisico dell’apriscatole Damian De Allende che carica di fisso il canale di un Dan Biggar in difficoltà e poco aiutato da Parkes. Ne scaturisce un gioco bloccato e molto tattico che porta a marcature solo da calcio piazzato. Apre Pollard al 14’ per punire un fallo di non rotolamento e risponde poco dopo Biggar su un offside in ruck: al 17’ 3-3. Il gioco è sempre quello, ma è soprattutto il game plan dei sudafricani a funzionare perché i possessi gallesi sono rarissimi e il più delle volte, negata la possibilità di aggiramenti al largo, lo scontro fisico premia gli avversari. Alla fine del primo tempo il vantaggio Bokke sarà solo di 6-9, ma l’impressione del prevalere del loro piano e del lento sgretolamento degli avversari sembra palese. Oltretutto i gallesi, che come detto già erano contati a causa di vari infortuni, perdono nella prima frazione anche il pilone Tom Francis e l’ala George North, vale a dire l’unico dei backs in grado di farsi valere fisicamente contro gli avversari.

La ripresa però parte con un inaspettato regalo di Faf De Klerk che consente ai rossi di battere una touche poco fuori dai 22 avversari ed ottenere un piazzato grazie al quale Dan Biggar impatta sul 9-9 al 45’. Rassie Erasmus, che pure stava vincendo la partita sul piano tattico, si rende conto di quanto sia rischioso portarsi dietro in uno shootout un avversario di questo tipo: inferiore si, ma capace di tutto e decide di calare sul tavolo una carta che, per ragioni oggettive e congiunturali (qualità complessiva dell’organico e infortuni), Gatland non ha mezzi per contrastare. Quindi dalla panchina Bokke si alzano forze fresche intorno al 50’ e vanno in campo per “finire” gli stanchi avversari. Il ritmo, fin lì tenuto basso da De Klerk (uno che di solito preferisce il metal al minuetto) si alza d’improvviso e i Bokke irrompono di prepotenza nei 22 avversari dove il furgonato a nome Damian De Allende sfonda sulla sinistra, travolge Biggar e Parkes e schiaccia in meta per il 9-16 al 57’. Nessuno se lo aspetterebbe, ma il Ddraig Ggoch però è ancora vivo e trova le residue forze per un’ultima fiammata. Intorno al 60’ il Galles ottiene un lancio ai 5 metri Bokke e comincia a martellare cercando pazientemente un pertugio in un muro che ne ha uno solo, però così minuscolo da fruttare solo un vantaggio sotto i pali. La decisione è coraggiosa, ma lucida: mai più riusciremo a tornare qui, quindi non si calcia e si chiede mischia pur avendo in campo i backups della prima linea. La scelta è vincente: la palla esce veloce e viaggia ancor più veloce da Tomos Williams a Jonathan Davies per arrivare al metaman Josh Adams per la miracolosa meta, coronata dalla miracolosissima conversione di Leigh Halfpenny che pareggia 16-16 al 65’. La partita ora è inaspettatamente in bilico, ma, come detto, la logica del rugby raramente premia i davide contro i golia. Ci provano i gallesi a cercare un penalty decisivo sfinendosi in inutili fasi che si concludono fra le fauci dei grinder avversari: un tenuto, una touche fuori dai 22 e poi take, maul e entrata laterale gallese più ovvia del ruttino alla fine della pinta. E’ punizione che Handrè Pollard usa per sentenziare l’ingresso (meritato, va detto) del più forte in finale: 16-19 al 78’. Game over.

Come detto va in finale la squadra più forte e tutto sommato quella che ha avuto realmente in mano la partita. Difficilmente, però, potrà bastare questo livello di impegno per provare anche solo a fare il solletico alla squadra che ieri ha letteralmente riscritto gli equilibri del rugby mondiale e che, oggi come oggi, appare di un altro pianeta rispetto a tutte le altre. Non ha certamente demeritato il Galles al quale va riconosciuto di essersi battuto in maniera resiliente ed intelligente contro le forze soverchianti di un avversario superiore in tutto e pur trovandosi in condizioni di assoluta e progressiva emergenza. Ma qui i Dragoni hanno toccato e probabilmente superato i loro limiti oggettivi e vanno solo applauditi mentre salutano in Warren Gatland al passo d’addio il padre di una golden age del rugby gallese seconda solo a quella mitica degli anni ’70 e che si chiude oggi. Vedremo se con Wayne Pivac si proseguirà.

I TABELLINI:

YOKOHAMA – 27/10/2019 – RWC SEMIFINAL 2

Galles-Sudafrica 16-19

Galles: 15 Leigh Halfpenny, 14 George North, 13 Jonathan Davies, 12 Hadleigh Parkes, 11 Josh Adams, 10 Dan Biggar, 9 Gareth Davies, 8 Ross Moriarty, 7 Justin Tipuric, 6 Aaron Wainwright, 5 Alun Wyn Jones (c), 4 Jake Ball, 3 Tomas Francis, 2 Ken Owens, 1 Wyn Jones
A disposizione: 16 Elliot Dee, 17 Rhys Carre, 18 Dillon Lewis, 19 Adam Beard, 20 Aaron Shingler, 21 Tomos Williams, 22 Rhys Patchell, 23 Owen Watkin

Marcatori del Galles:

Mete: Josh Adams (64′)
Trasformazioni: Leigh Halfpenny (65′)
Punizioni: Dan Biggar (17′, 39′, 45′)

Sudafrica: 15 Willie le Roux, 14 Sbu Nkosi, 13 Lukhanyo Am, 12 Damian de Allende, 11 Makazole Mapimpi, 10 Handré Pollard, 9 Faf de Klerk, 8 Duane Vermeulen, 7 Pieter-Steph du Toit, 6 Siya Kolisi, 5 Lood de Jager, 4 Eben Etzebeth, 3 Frans Malherbe, 2 Bongi Mbonambi, 1 Tendai Mtawarira
A disposizione16 Malcolm Marx, 17 Steven Kitshoff, 18 Vincent Koch, 19 RG Snyman, 20 Franco Mostert, 21 Francois Louw, 22 Herschel Jantjies, 23 Frans Steyn

Marcatori del Sudafrica:

Mete: Damian De Allende (56′)
Trasformazioni: andre Pollard (57′)
Punizioni: Handre Pollard (14′, 20′, 34′, 75′)

Arbitro: Jerome Garces (Francia)

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jpr