Pesante sconfitta per l’Italia nella tana degli inglesi che vincono 57-14
Che questa sarebbe stata la partita più difficile del nostro 6N lo sapevamo sin da prima che cominciasse il torneo. Tranvata doveva essere e tranvata è stata e, anzi, magari era lecito temere proporzioni anche più umilianti considerando che giocavamo contro una squadra in corsa per cercare di vincere il torneo per differenza punti e che schierava una formazione che già nelle intenzioni prometteva di farci a pezzi prima sul piano fisico e poi su quello morale. Non che si possa essere contenti di come è andata, ma alzi la mano chi pensava a qualcosa di diverso.
La formazione dei nostri avversari, dicevamo, una specie di inno al kilorugby con una linea di ¾ che potrebbe giocare una mischia chiusa senza troppi problemi. I bisonti biancovestiti, infatti, partono al galoppo già al fischio d’avvio ed il truce popolo dei loro supporters comincia già a suonarci il proprio inno da funerale che sul cronometro non è passato nemmeno un minutino. Un paio di assalti frontali che sfumano più che altro per frenesia e disattenzione e le betoniere vanno in vantaggio con Jamie George che all’8’ mette giù l’ovale a conclusione di un sweet chariot partito da una maul (7-0). In questi minuti gli azzurri hanno avuto la vaga sensazione che in campo ci fosse anche un oggetto ovale intravedendolo fra le mani dei ciclopi biancovestiti, ma quando ne hanno la prova avendocelo in mano loro si e mi sorprendono gestendo una manovra d’attacco in modo tutt’altro che banale contro una difesa che forse con troppa sufficienza concede spazio agli “spaghetti” come sicuramente ci avranno chiamato. E gli spaghetti sembrano proprio al dente perché le fasi si accumulano ordinatamente finchè Tommy Allan al 13’ attacca da appena dentro i 22, finta, deborda su Launchbury e sprinta alla bandierina come un furetto. Lo stesso 10 azzurro è poi bravissimo a convertire da posizione angolatissima e siglare un inatteso 7-7. I bisonti non ci stanno e si vendicano subito mettendo in luce quella che sarà la nostra principale pecca durante tutto il match, cioè l’impossibilità di reggere l’urto in difesa. Al 15’ Daly sfonda su Esposito con troppa facilità e apre la nostra linea per poi lanciare May nel vuoto sino al 14-7. Del resto questa doveva essere la chiave della loro manovra offensiva e tutto stava a vedere se fossimo stati in grado di arginarla. Evidentemente no, come si palesa al 22’ quando il bestione Tuilagi bullizza ancora una volta il malcapitato Esposito, si sbarazza del supportante Campagnaro (che nell’occasione si scaviglia: auguri a lui e…a noi) e realizza facilmente il 21-7. Al posto di Campa entra Tommy Castello, ma anche per lui la partita sarà purtroppo breve: dopo che al 24’ Farrell allunga dalla piazzola (24-7), al 33’ il centro azzurro delle Zebre rimane a terra nell’azione con cui l’ariete Tuilagi sfonda di nuovo e libera Shields per la meta del bonus e del 31-7 che chiude la prima frazione. C’è spazio anche per un bellissimo assolo di Hayward che elude la linea difensiva e calcia a seguire, ma il rimbalzo non premia Esposito che avrebbe potuto trovare una meta per consolarsi della giornataccia difensiva.
Nell’intervallo la sensazione è che sia andata come doveva e comincio a cercare di vedere cosa si può salvare della prova degli azzurri in una giornata che a leggerla sembra una mezza catastrofe. Qualcosa di buono, sia sul piano generale che nelle prove di qualche singolo, c’è, ma aspetto di vedere se il secondo tempo darà qualche conferma.
La prima conferma non è per niente piacevole e viene dalla nostra bestia nera, anzi bianca di oggi, vale a dire Manu Tuilagi che ha evidentemente una gran voglia di dimostrare che vale quel posto e al 46’ segna il 36-7 concludendo al largo una manovra che stretcha la nostra linea difensiva con una crudele efficacia. Come nel primo tempo, però, alla prima botta reagiamo bene e in una azione facciamo vedere la cosa migliore della nostra giornata, di cui parlerò alla fine. Nei 22 inglesi riusciamo a gestire un interminabile e paziente possesso finchè Allan è molto bravo a servire Luca Morisi al largo che al 55’ segna la terza meta della sua carriera in questo stadio; ancora una volta Allan è bravo a convertire da posizione difficile e ci porta sul 36-14 che non sarebbe neanche un punteggio così orrendo. Ad imbruttirlo però ci pensa subito Hayward che si fa stoppare da Kruis un maldestro e lento calcio di liberazione che la seconda linea bianca converte al 64’ nella meta del 43-14. Da qui è solo sofferenza: al 68’ Robson conclude trotterellando una bella azione del funambolico Cokanasiga per il 50-14. Infine anche Tebaldi imita il compagno di club Hayward facendosi banalmente stoppare un calcio dalla base dal solito Kruis che permette a Shields di fissare il conclusivo 57-14.
UnìItalia che rispetto alla prova contro l’Irlanda fa vedere un nettissimo passo indietro sul piano della compattezza difensiva, dimostrando di patire molto un tipo di attacco fatto di autoscontri violenti e ripetuti e per giunta portati da un manipolo di eccellenti ball-carrier di professione. A parte pochi giocatori, come Ruzza, Steyn e Negri, i nostri non sembrano assolutamente in grado di competere con questo livello di scontro fisico. Di contro di buono si sono viste (ahimè poche) manovre offensive ordinate, pazienti ed eseguite senza frenesia e con buona capacità di avanzamento, e questa è forse la cosa migliore che portiamo via da Twickenham ed a cui mi riferivo più sopra. Certo, è successo poche volte, ma quando ne abbiamo avuto l’occasione abbiamo attaccato con costrutto. Sul piano individuale molto buone le prove di Ruzza, sempre pronto a raddrizzare e conquistare la linea del vantaggio, e Morisi, ben supportato da Allan, oggi molto ispirato. Altri hanno un po’ deluso, ma non è forse il caso di infierire.
La partita è stata più o meno quel che doveva essere: un dazio da pagare. L’abbiamo pagato e adesso vediamo di portare a casa qualcosa di buono nell’ultimo appuntamento di sabato prossimo.
I TABELLINI:
Londra, Twickenham Stadium – sabato 9 marzo 2019
Guinness Sei Nazioni 2019, IV giornata
Inghilterra v Italia 57-14 (31-7)
Marcatori: p.t.8’ m. George tr. Farrell (7-0); 11 m. Allan tr. Allan (7-7); 15’ m. May tr. Farrell (14-7); 21’ m. Tuilagi tr. Farrell (21-7); 25’ c.p. Farrell (24-7); 32’ m. Shields tr. Farrell (31-7); s.t. 46’ m. Tuilagi (36-7); 55’ m. Morisi tr. Allan (36-14); 64’ m. Kruis tr. Ford (43-14); 67’ m. Robson tr. Ford (50-14); 79’ m. Shields tr. Ford (57-14)
Inghilterra: Daly; Cokanasiga, Tuilagi M. (62’ Slade), Te’o, May; Farrell (cap) (61’ Ford), Youngs (61’ Robson); Vunipola B., Curry (55’ Wilson), Shields; Kruis, Launchbury (66’ Hughes); Sinckler (55’ Cole), George (58’ Cowan-Dickie), Genge (58’ Moon).
All. Jones
Italia: Hayward; Padovani, Campagnaro (23’ Castello) (33’ McKinley), Morisi (61’ Palazzani), Esposito; Allan, Tebaldi; Parisse (cap) (61’ Traorè), Steyn, Negri (48’ Polledri); Budd (48’ Sisi), Ruzza; Ferrari (48’ Pasquali), Bigi (48’ Ghiraldini), Lovotti.
All. O’Shea
Arb. Nic Berry (Aus)
Calciatori: Farrell (Inghilterra) 5/6, Allan (Italia) 2/2; Ford (Inghilterra) 3/3
Punti conquistati in classifica: Inghilterra 5; Italia 0
Man of the match: Cokanasiga (Inghilterra)