Nazionali

Azzurri nella storia: Firenze ’16 come Grenoble ‘97

Scritto da Rugby.it

I ragazzi di O’ Sé fanno la storia come quelli di Coste e battono i Bokke 20-18

Quanto è difficile trovare le parole, quanto è difficile iniziare questo pezzo cercando di tirare fuori una logica ed un ragionamento dal pazzo crogiolo di emozioni e sentimenti, di ricordi, di delusioni sopite e di trionfi solo sognati. Eppure è vero, il tabellone ce lo dice che abbiamo battuto il Sudafrica, in crisi di identità quanto si vuole, ma pur sempre una delle squadre che sono sempre state lassù, su quel piedistallo che a noi non era nemmeno lecito guardare. E l’abbiamo battuto con pieno merito, al termine di una maiuscola prova d’assieme, con tutta l’intelligenza ed il cuore, la concentrazione e l’entusiasmo di cui solo una squadra con valori veri può essere capace. La difesa innanzitutto: una difesa mobile, fegatosa e attenta che ha avuto in Simone Favaro il suo muratore ed in Edo Padovani il suo ingegnere; ma attorno a loro tutta una squadra di operai, generici e specializzati, attentissimi nel fare la loro parte e nel non distrarsi mai, lavorando sempre con ordine, senza affanno, con sicurezza, senza sufficienza. Una difesa azzurra che ha inciso come un bisturi nella viva carne delle incertezze del gioco dei Bokke che in molte occasioni hanno dato la chiara impressione di essere nettamente sorpresi dalle capacità di ripiazzamento, scivolamento e aggressione dei nostri. E poi la manovra d’attacco, magistralmente condotta da un Carlo Canna capace di fantasia messa al servizio della concretezza, efficacemente coadiuvato dalla disciplina tattica dei suoi centri e dalla capacità di giocare in appoggio di tutto il pack. E così si è vinto, si è incredibilmente vinto battendo per la prima volta nella storia una nazionale downunder e scrivendo un capitolo inedito, paragonabile per importanza a quello, nel cuore di tutti gli italiani che amano questo meraviglioso sport, che quasi 20 anni fa vide protagonisti i ragazzi di Georges Coste nell’indimenticabile impresa di Grenoble. Ma vediamo com’è maturata questa grandiosa prestazione degli azzurri.
Dopo una prima azione condotta cercando di giocare palla, anziché limitarsi a calciare come contro gli AB’s, siamo costretti a rinculare in difesa. In questa prima fase il problema ce l’abbiamo soprattutto col concetto di disciplina che ci porta a fare ripetutamente fallo e a far arrivare senza difficoltà i Bokke a lanciare ai nostri 5 metri. Gli australi prima ci provano con la maul sulla quale difendiamo splendidamente (sarà un punto fermo di tutto il match), ma poi un allargamento sull’out sinistro, mal presidiato dai nostri, consente a Bryan Habana di aprire le marcature all’8’ e muovere il tabellino sullo 0-5. Ma gli azzurri non accusano il colpo e ripartono convintissimi dal restart sul quale i Bokke peccano d’ingenuità commettendo fallo d’ostruzione. I nostri vanno in touche e dalla successiva maul Van Schalkwijk va a marcare e Carlo Canna, da posizione assai difficile, riesce a trasformare ribaltando lo score sul 7-5. E’ partita vera e sorprendentemente equilibrata che i sudafricani provano a rompere lanciando i propri cavalleggeri pesanti del reparto arretrato, molto pericolosi soprattutto nelle ripartenze. E’ proprio su una situazione di gioco rotto che Padovani opera un intervento difensivo cruciale e magistrale a fermare il lanciatissimo Combrinck, ma l’azione non si ferma e un intelligente Willie Le Roux riesce a lanciare Damian De Allende sull’out destro un metro fuori dalla portata del placcaggio di capitan Parisse. E’ il 17’ ed è la meta che Lambie trasforma portando di nuovo avanti i suoi 7-12. Questa, però, non è un’Italia che si lascia facilmente impressionare: il game plan è solido e diverso da quello visto contro gli AB’s: anche qua si calcia in campo, ma poi il calcio viene sempre seguito da una rete ordinata che sale a portare pressione. Da una di queste situazioni arriva il fallo sudafricano che permette a Edo Padovani di mettere 3 punti da lontano al 30’ ed accorciare sul 10-12. E’ il punteggio sul quale si chiude la prima frazione, soprattutto grazie ad una straordinaria prova corale della difesa azzurra che ostruisce la via della marcatura agli avversari per ben 6’ di attacco tambureggiante e senza mai permettere lo spunto decisivo (e aggiungerei anche senza trovare mai un fallo azzurro).
L’intervallo è vissuto in bilico fra l’orgoglio e la soddisfazione per una prova davvero maiuscola e la preoccupazione per le energie spese. C’è il confortante precedente di 7 giorni fa che parla di una squadra in salute dal punto di vista della tenuta, ma c’è anche il timore di un primo tempo giocato a gran ritmo e senza “cappelle”.
Purtroppo un errore grave, di disciplina, lo commettiamo subito con Fuser che (era la terza volta che lo facevamo) toglie lo sgabello a Du Toit in touche e va giustamente in sin bin. Crolliamo adesso, dai, è sicuro. E invece no, perché la difesa azzurra è chirurgica anche in 14 e concede ai Bokke un solo misero piazzato in 10’ di superiorità; è Lambie a sfruttarlo al 15’ per allungare sul 10-15. Ci vuol altro contro questa Italia che torna in 15 e si butta avanti, rinvigorita dall’ottima prova difensiva. Al 55’ portiamo il pericolo nei loro 22 e proviamo con ripetuti pick&go a trovare il pertugio utile; lo facciamo con padronanza e tranquillità, riuscendo sempre e comunque a proteggere efficacemente il possesso finchè riusciamo a pescare Giamba Venditti che entra con timing perfetto sull’out sinistro, butta via De Allende come fosse uno yogurt scaduto e deposita meravigliosamente oltre la linea. Ancora una volta l’ing. Canna è perfetto col suo autocad da posizione assai difficile a trovare i due punti del sorpasso per 17-15. Dai, adesso ci crediamo, e nemmeno Jantjes, al 60’, riesce a spaventarci col piazzato che riporta avanti i suoi di un punto (17-18). Questa Italia non si scompone di certo per così poco e riprende il pallino senza problemi: bastano 4’ ai nostri per riconsegnare l’ovale al perfetto Canna di oggi che da posizione centrale mette la freccia per il sorpasso decisivo: 20-18. Da qui alla fine controlliamo in maniera sorprendentemente agevole; nemmeno si può parlare di un “serrate” ospite. Anzi, a 2’ dalla fine gli azzurri troverebbero anche la meta dell’apoteosi con Fuser al termine di una maul. Ma l’attento Nigel Owens richiama l’attenzione di George Clancy segnalando che i piedi di alcuni giocatori in maul erano usciti dalla linea laterale. Tocca soffrire, ma solo per poco, perché i Bokke hanno un’ ultima touche da lanciare sui loro 5 mt, ma la sprecano banalmente; recuperiamo palla e ne assaporiamo il volo a planare fuori dal campo sul rosso vivo del full time.
Finisce 20-18 e finisce anche la lucidità mentale del vostro scrivano che dà in escandescenze prima di ricomporsi e buttare giù queste impressioni. Cosa è stato decisivo? Tutto! La compattezza difensiva, il 100% dalla piazzola, la capacità di attaccare con concretezza ed efficacia ed un manipolo di uomini, guastatori in difesa ed assaltatori palla in mano come sognavamo da anni di vedere. Vince l’Italia, vince Conchuir O’ Sé, vince il movimento del nostro rugby. Perdono, insieme al Sudafrica del sempre più traballante Coetzee, tutti i gufi e le malelingue pronte sempre a sputare sentenze e anatemi. Oggi è storia, il resto è chiacchiera. Grazie ragazzi, non lo dimenticheremo mai.
Queste le parole di O’ Sé a fine match: “Sono troppo contento per i giocatori e per tutti gli appassionati che ci seguono.Per noi questo risultato deve essere solo l’inizio, una bell’inizio da cui partire. Abbiamo ancora molto da fare per cambiare il rugby in Italia, ma abbiamo il giusto potenziale e abilità per farlo. Abbiamo ancora moltissimo da fare e da lavorare per migliorarci, ci sono i presupposti per rendere questo paese una grande nazionale di rugby”. Accanto a lui un orgoglioso capitan Sergio Parisse: “Sono estremamente orgoglioso per la vittoria di oggi, abbiamo vinto una partita storica contro gli Springboks. Abbiamo affrontato una grande nazionale , che seppur in un momento di difficoltà resta una squadra con grande abilità. Sono anni che ci trovavamo vicini a vincere grandi partite come questa, ma senza riuscire a portare a casa il risultato. Questa volta abbiamo mantenuto alta la concentrazione in campo minuto per minuto, portando a casa una vittoria storica.Siamo all’inizio di un cambiamento, ora dobbiamo goderci questa storica vittoria, ma dobbiamo continuare a lavorare per migliorarci ancora”.

I Tabellini:

Firenze, Stadio “Artemio Franchi” – sabato 19 novembre, ore 15.00
Crédit Agricole Cariparma Test Match
Italia v Sudafrica 20-18 (10-12)
Marcatori: p.t. 9’ m. Habana (0-5), 12’ m. Van Schalkwyk tr. Canna (7-5), 17’ m. De Allende tr. Lambie (7-12), 30’ cp Padovani (10-12) s.t. 45’ m. cp Lambie (10-15), 57’ m. Venditti tr. Canna (17-15), 62’ m. Jantjies (17-18), 64’ cp Canna (20-18)
Italia: Padovani; Bisegni, Benvenuti, McLean, Venditti; Canna (70’ Allan), Bronzini G. (70’ Gori); Parisse (cap), Favaro, Minto (60’ Steyn); Van Schalkwyk (27’ Biagi), Fuser; Cittadini (41’ Ferrari), Gega, Panico (41’ Quaglio)
non entrati: D’Apice
all. O’Shea
Sudafrica: Le Roux; Combrinck, Venter, De Allende, Habana; Lambie (53’ Jantjies), Paige (53’ De Klerk); Whiteley, Alberts (66’ Mohoje), Carr; De Jager (71’ Mostert), du Toit; Kock (53’ Nyakane), Strauss (cap) (76’ Mbonambi), Mtawarira (53’ Kitshoff)
non entrati: Goosen
all. Coetzee
arb. Clancy (Irlanda)
g.d.l. Owens (Galles), Wilkinson (Irlanda)
TMO: Fitzgibbon (Irlanda)
Cartellini: 41’ Giallo di Fuser
Calciatori: Lambie(2/3), Canna(3/3), Padovani (1/1), Jantjies (1/1)
Note: campo in ottime condizioni, spettatori presenti 21169 . Esordio azzurro per Simone Ferrari e Nicola Quaglio
Crédit Agricole Cariparma Man of the Match: Edoardo Padovani (Italia), Simone Favaro (Italia – MVP APP)

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