Finita è la stagion celtica, odo augelli far resta. Augelli del malaugurio, che svolazzano dai lidi europei a mettere in dubbio, a mettere pulci in nasi già colmi di altre pulci…
The good
Simone Ferrari. Giustamente premiato con il man of the match alla fine del derby Zebre-Benetton Treviso, il buon Simone ha messo sotto, e pesantemente, una sicurezza azzurra come Lovotti, forse un po’ a corto di fiato visto l’enorme stagione che ha fatto (in termini di minuti giocati, di presenze, a volte anche 80 minuti tirati in campo).
La mischia trevigiana è stata totalmente dominante contro zebronia e questo ha permesso ai suoi “cervelli” (Tebaldi e McKinley) di giocare al piede in modo molto più rilassato e facendo passare il dominio dalle fasi statiche a quelle anche di movimento. Bravo Simone, ora sotto col fitness per reggere al top anche un po’ più degli attuali 50-55 minuti: ci servono come oro piloni di valore.
The Bad
La club house fantasma. A inizio campionato, nel derby celtico di preparazione, il vostro redattore meravigliato per la scomparsa della club house delle zebre (un tendone appena fuori dal campo) chiedeva lumi agli addetti biglietteria in merito. Essi rispondevano che per la prima di campionato sarebbe stata di nuovo attiva.
In verità alla prima di campionato non c’era ancora alcuna club house, si è per un po’ usato quella del’Amatori che poi ultimamente ha serrato i battenti, pare, da quanto si legge in Rete, per liti tra gestori e team. In questo modo dopo il derby, con pure una bella pioggiona, chi voleva farsi un normale terzo tempo non ha potuto farlo: sommo sacrilegio per ogni rugbysta. La club house della Amatori era chiusa, quella delle Zebre mai costruita, intorno il nulla di locali. Una mestizia totale e un pessimo spot al rugby azzurro in generale.
Il futuro internazionale
In questa settimana si è letto in giro un po’ di tutto a proposito del futuro internazionale delle nostre squadre: perdita del posto sicuro in Champions già dall’anno prossimo (con lo scambio – vai a capire il guadagnone – di poter schierare una selezione nella terza coppa, la Qualifying), possibile taglio delle squadre italiane in Celtic, apertura del Pro12 agli Usa e al Canada con estromissione delle nostre compagini…
Insomma il solito mix di voci e terrore preventivo di cui faremmo sempre a meno. Tanto più che a Parma non si legge di grandi movimenti di mercato… Nei piani alti del nostro rugby ultimamente c’è un po’ di silenzio: ci piacerebbe sapere quanto di queste voci sia fiatella e quanto invece cose con fondo di verità. Un po’ di chiarezza è dovuta, anche in negativo (piuttosto che l’incerto è meglio una cruda verità).
Quando alla fine basta metterla nei pali
Il macinato, il fieno, la raccolta dell’uva, la biada (continuare a piacimento) a rugby si fa ovviamente con le mete. Ma molto spesso 10-15 minuti di lotta per una meta sono vanificati da 20 secondi con 2 falletti e 2 calci piazzati. Avere un piazzatore con percentuali elevate fa la differenza tra vincere e non vincere partite punto a punto con avversari abbordabili. Troppo spesso abbiamo avuto nei match che contavano giocatori che non la mettevano, troppo spesso ci siamo mangiati le dita di mani e piedi per tutti quei punti lasciati indietro. Il derby di domenica ha mostrato un buon piazzatore e un giocatore autorevole in campo, parliamo di Ian McKinley. Portiamocelo in tour, ne abbiamo bisogno.
joseph k.
Foto: sito ufficiale Benetton rugby.