Visto che il lungo periodo di sosta delle competizioni ha favorito proposte varie di modifica del gioco (un importante coach australiano ha ipotizzato un rugby a 14 con sei avanti, due mediani, un “rover”, tre trequarti e due estremi, mentre Eddie Jones ha lanciato l’idea del rugby a 12), avanziamo anche noi una ipotesi di modifica, un’ipotesi che vi sembrerà un po’ bizzarra ma che ci frulla nel capo da qualche tempo.
La proposta è questa: un’area di meta non rettangolare ma a lunetta schiacciata, con il lato sul quale sorgono i pali a forma convessa (come nell’esempio destro dell’immagine).
Quali sarebbero i vantaggi e il significato di tale modifica?
- segnare mete all’ala diverrebbe più difficile poiché occorrerebbe spingersi più in profondità nel campo, così le mete all’esterno sarebbero difficili e “di valore” quanto quelle centrali
- in base al punto qui sopra diverrebbero superflue le trasformazioni, che sono un modo per premiare le mete centrali; si potrebbe dunque arrivare ad abolire le trasformazioni, un momento del gioco che io che scrivo ho sempre trovato poco eccitante e poco “fair”, poiché un gesto tecnico relativamente semplice come un calcio piazzato senza opposizione ha il 40% del valore (cioè un valore alto, eccessivo) rispetto a un gesto tecnico ben più complesso e difficile com’è la costruzione di una meta
- in caso di abolizione delle trasformazioni si eviterebbero anche quelle corse verso il centro dei pali effettuate a metà già certa, corse che a me che scrivo (opinione di nuovo soggettiva) sono sempre parse anti-estetiche
- lo scopo di base della nostra proposta di modifica sarebbe conferire all’area di meta una conformazione più simile a quella della sua matrice ideale. Il rugby dovrebbe essere infatti derivato, storicamente, da sfide tra villaggi, in vigore dal basso medio evo o forse da ancor prima; queste sfide consistevano nel cercare di portare un oggetto dentro al villaggio avversario oppure, secondo un’interpretazione opposta, dentro al proprio villaggio. I villaggi erano prevalentemente circolari, la forma di conglomerazione più naturale e difensivamente più efficace, e l’area di meta semi-circolare riprodurrebbe idealmente la parte iniziale del villaggio, con pali e traversa a rappresentarne la porta d’entrata
Quali i contro?
- sarebbe uno strappo alla tradizione, e il rugby vive anche di rispetto delle tradizioni
- i magazzinieri/giardinieri sarebbero poco contenti di dover tracciare linee curve e non semplici linee rette e sfogherebbero il loro risentimento malmenando i redattori di rugby.it
- l’area di meta curvilinea implicherebbe problemi con la regola del fuorigioco, perché una squadra in attacco con la palla in mano all’angolino avrebbe troppo buon gioco nel segnare spostandosi al centro se gli avversari dovessero mantenere una linea difensiva parallela a quella dei pali; forse occorrerebbe abolire la linea del fuorigioco all’interno dell’area di meta, cosicché la squadra in difesa potrebbe disporsi sulla linea curva di inizio dell’area di meta e non in linea retta
- la scarsa profondità dell’area di meta ai lati presenterebbe problemi di sicurezza, poiché le ali lanciate in velocità avrebbero poco spazio a disposizione per segnare e poi decelerare

Il disegno qui sopra, realizzato crediamo tra il 1850 e il 1860 circa, sembra confermare il fatto che agli albori lo scopo del giuoco non era semplicemente penetrare in un punto qualunque dell’area di meta ma entrare dietro alla porta. Si vedono infatti i (numerosissimi) giocatori della squadra in difesa proteggere una sorta di area piccola dietro ai pali, disinteressandosi totalmente della corrispondente zona di campo laterale. L’area di meta a lunetta riproporrebbe questa matrice, conferendole però una forma più omogenea e meno squadrata