Eh sì è un po’ che questa rubrichina manca su rugby.it, lo scrivente ha avuto un po’ di cose da sistemare e ora cercherà di riprendere a scrivere un po’ di palla ovale. Non vi si garantisce continuità, troverete articoli a sorpresa, quando meno ve l’aspetterete, quando ce ne sarà il tempo…
The Good
Adamson. Chi è costui vi chiedete? Barry Adamson che suonò con Nick Cave? Il regista Al Adamson famoso per la direzione di Sesso in faccia?
No parliamo dell’arbitro scozzese Mike Adamson. La media degli arbitri di Top14 è migliorata dai tempi del sempiterno duo dei disastri Patterson – McMenemy. A rugby il direttore di gara non si discute – in campo – naturalmente poi a livello dirigenziale è giusto premiare i bravi e piano piano destinare ad altro incarico i meno bravi.
Perché premiamo Adamson? Non perché sia infallibile, nessuno lo è a parte il Dio Ovale, ma perché è stato coerente per tutto l’incontro di sabato. Ha stabilito un metro di misura tra le tantissime laws del rugby e lo ha tenuto per la partita. Ha parlato con i giocatori, con calma e autorevolezza, senza fare la prima donna, senza intervenire troppo ma facendosi capire e spiegando le ragioni delle sue decisioni.
In più, e si vede, Adamson è ex giocatore e capisce certe malizie del gioco. Ex apertura di ottimo livello, sa interpretare con l’occhio di chi era in campo ieri quello che succede oggi. Servirebbe magari in futuro qualche arbitro ex mischiaiolo (Adamson era mediano di apertura) perché le situazioni statiche sono drammaticamente, spessissimo, arbitrio puro da direttore a direttore…
The Bad
Se è vero che Edo Padovani ala è stata una precisa indicazione di Conor Oscìa, ecco, questa volta spediamo lui dietro la lavagna. Le povere Zebre, già con rosa striminzita, diventano spesso palestre di esperimenti anche in partite abbordabili per la loro classifica. E così sono “costrette” a mettere Brunner a estremo (brutta partita), Edo ad ala (partita bruttina) e a far giocare l’ennesima titolare al duo Violi-Canna.
Esperimenti dove un 10 va a 15, un 15 va a 11, un 12 va a 13 e via così… Capiamo Conor con la sua coperta corta in tanti ruoli. Ma non capiamo e non condividiamo, sempre che la cosa sia vera (è stata detta durante la cronaca di Dazn), che lo staff nazionale “imponga” le formazioni ai club, per quanto questi stessi, come è il caso delle Zebre, siano club federali. Le Zebre possono migliorare solo se si lascia il suo staff lavorare al meglio, consentendogli di fare al 100% la formazione, e non se le si usa solo come grande laboratorio di sperimentazione costantemente in progress.
Diventa anche difficile lamentarsi delle poche presenze sugli spalti se il fine della squadra parmense è in primis la nazionale e solo dopo lei e la sua classifica.
Se ti trema il gambon
La prima volta che scendi in campo è inevitabile che ti tremi il gambon. Sono rari i casi di esordi, in giovane età, dove si lascia alle spalle ogni timore reverenziale e si fanno i partitoni. Nel suo piccolo chi scrive ricorda bene un esordio drammatico in cui si trovò 1 vs 1 a difendere all’ala su un avversario che semplicemente gli camminò sopra anche se era grande la metà di lui.
Ricorda gli sguardi dei compagni avviliti, consapevoli della responsabilità della meta presa, ma in rispettoso silenzio e a continuare ad incitare. Ricorda la paura di placcare, di farsi male, di trovarsi in un cambattimento vero, non in un allenamento ma in una partita con punti in palio, classifica, per quanto di rugby pane & salamella.
Per questo capiamo il buon Antonio Rizzi che ha esordito tra i grandoni questa settimana, non ha giocato male ma qualche tremarella l’ha avuta soprattutto tra i piazzati. Bravo Antonio, ti aspettiamo a dare filo da torcere ai nostri Canna, Allan e Ian!
Se ti trema il cervellon…
Il titolo del video è un po’ cattivone. Però ci insegna una cosa: in questo sport di tanti muscoli, tanto impatto, tanta forza fisica, se manca il cervelletto in partita si combinano disastri. E più spesso disastri completamente inutili che magari costano anche le partite… Vedere per credere.
J.K.