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The good & The bad

Sergio Parisse
Scritto da Rugby.it

Finiti i campionati (quasi tutti, si giocano ancora i play-off di serie A e l’Eccellenza), finite le coppe, prendiamo un poco di pausa, inspiriamo, espiriamo, cerchiamo l’Uno al di sopra del bene e del male e apprestiamoci a un nuovo difficile viaggio, i test match (duri, molto duri) di giugno.

The Good

Sergio da Paris. Il nostro Sergione aveva già vinto in passato il Good della settimana, è lui il primo bi-good della storia di questa rubrica. Sergione guida la sua squadra alla vittoria nella seconda coppa europea, fa la solita prestazione di grandissima sostanza, marca una meta e porta ancora una volta un pezzetto di rugby tricolore in cima al mondo. Sergio sarebbe da clonare come la pecora Dolly e il pesce di nome Wanda. Se non può intervenire la genetica intervenga la normale missione riproduttiva della specie: sotto Sergio a fare altri due sergini o due sergine per il prossimo ventennio… Intanto noi ci accontentiamo di nomarlo alla medioevale, come Anselmo d’Aosta o come Isidoro di Siviglia, come insomma se il suo cognome fosse l’intera città e la città fosse ricordata per lui.

The Bad

Difficile dare il bad a un soggetto preciso, ci riferiamo al pasticciaccio brutto nato durante Viadana-Calvisano con il centro bresciano Paz che esce dal campo e poi rientra (anche se non si trattava di sanguinamento e, in apparenza, nemmeno di concussion) dopo qualche minuto senza essere passato dal protocollo per la concussion stessa (10 minuti di stop, giudizio della commissione medica esterna).

Buona fede? Mala fede? Si poteva evitare il ricorso? Onestamente difficile dirlo ma la vera domanda è: Come possiamo infilarci sempre in questi gineprai di beghe e carte bollate, non bastava e avanzava già il caso San Donà? Noi umili editorialisti restiamo un po’ stupiti da questo modo leggermente approssimativo di gestire le cose di quello che comunque sarebbe il massimo campionato tricolore. Che almeno si impari la lezione per il prossimo futuro…

Singapore + Fiji + Australia = ammazzate che giro!

Il tour che la nazionale azzurra si appresta a fare sarà complicato in termini di spostamenti, di distanze, di fusi orari. Il tutto da gestirsi in tre settimane o poco più. Le avversarie, almeno due di esse, possono essere alla portata (non parliamo di vittoria, ci “accontenteremmo” di restare in partita e giocarcela punto a punto fino alla fine) ma un tour dall’altra parte del mondo comporta notevoli rischi, anche perché si parte senza tanti big e con uomini alla fine contati, 31, che con gli infortuni possono diventare un problema. Che dire, forza ragass e mai mular.

I più ricchi di ovalia

Vi sarete sicuramente chiesti chi sono i più ricchi nel pianeta ovalia. Il video qui sopra vi mostra i paperoni del mondo del rugby. E magari non sapevate che lo stipendio più sostanzioso non arriva nelle tasche di Dan Carter ma in quelle di qualcuno che gioca sempre in Francia, ma non è neozelandese…

Che succede se un all blacks ti placca?

Molti hanno sognato di pigliare trovarsi su un campo da gioco con alcuni dei giocatori migliori al mondo. Ma se veramente succedesse poi come si troverebbero? Che accadrebbe ad essere placcati da loro?

Foto: Clément Bucco-Lechat.

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