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The good & The bad

benetton treviso
Scritto da Rugby.it

I puristi, gli antichisti, i gufi, i maicontenti. Ma anche i manichini ovali e chi discute del futuro. Tanta carte al fuoco per il G&B della settimana.

Due settimane un po’ di stanca, si torna a giocare le coppe europee che per molti oltre le Alpi sono l’obiettivo stagionale ma per noi sono un momento, tra i tanti, dove usare il pallottoliere. Eppure, questa volta qualcosa di diverso è successo…

The good

E alla fine Treviso ha battuto un bel colpo. Ovviamente, come sempre accade per le vittorie delle italiane, Bayonne aveva la seconda squadra, piena di rincalzi, a Bayonne interessa salvarsi in Top 14 e non giocare la seconda coppetta continentale, la vittoria, anche se in trasferta, conta poco…

Gli argomenti per i soliti gufi criticoni nerovestiti, gli iettatori ovali, i malconcenti maicontenti malfidenti, gli argomenti per loro ci sono (e ci saranno) sempre. Potremmo battere gli All Blacks che molti, invece che gioire dell’impresa, darebbero la colpa al fuso orario, alla gastroenterite che ha colpito il tallonatore in panchina, all’assenza del secondo mediano di mischia titolare, al clima di Roma, alle donne al tempo e al governo. Che poi la cosa inversa non accade mai, già lo sapete, siamo pronti a trovare ogni giustifica per gli avversari e con noi siamo rigidissimi. Tipo che Treviso ha mezza squadra rotta e gioca con i tallonatori a fare da flanker e senza ricambi in seconda e terza linea in panca, questo conta? Bazzecole di fronte ai problemi degli altri. Non capiamo molto il senso di questo gioco al suicidio, di questo voler inseguire a tutti i costi il sillogismo dell’inferiorità: eppure, sempre avviene. Prendiamone atto e proseguiamo.

The bad

Le mitologie del passato e i mitologisti del passato. Ultimamente, visti gli scarsi risultati del Pro 12, si è formata una nuova categoria nel mondo rugbystico, quella degli esegeti del passato, i cultori dell’età dell’oro tardo-antica o recente-antica.

Le varianti principali della tipologia sono due: i puristi del passato assoluto, i primitivisti, quelli che erano all’Appiani nel ’71 quando… Oppure i recentisti, i neomodernisti, quelli che mitizzano il Super 10 perché c’era una Lega dei club o perché avevamo fior di stranieri o perché c’erano 200 persone in più sugli spalti…

Un vecchio concetto filosofico è che il passato non esiste perché è, appunto, passato. Se continuiamo a vivere nella mitizzazione dell’antico non riusciremo mai a vedere le effettive condizioni dell’oggi entro cui, realisticamente, costruire qualcosa di sensato. Sicuramente la storia è “maestra di vita”, la storia vista con l’occhio dello storico, non il passato che ricordiamo sempre più bello perché noi eravamo giovani e aitanti e le donne che ci guardavano e ci facevano il filo erano da poco entrate negli “enti” e non negli “anta”.

Dunque: è bello ricordare ma poi torniamo con i piedi per terra nel fango dei nostri campi di oggi che sono quelli entro cui dobbiamo giocare.

Che facciamo di questa Celtic?

Mentre i nostri colleghi celtici hanno ottimi risultati internazionali, sia come nazionale maggiore, che come club, mentre riescono a strappare ottimi contratti Tv e hanno buon seguito di pubblico, noi facciamo sempre tanta, tanta fatica, non solo in campo ma anche dietro le scrivanie, a far quadrare i conti, sugli spalti, a riempire i seggiolini vuoti.

La federazione, si legge, sta contrattando l’estensione della nostra partecipazione ufficiale alla Lega Celtica fino al 2020. Purtroppo ogni 2 anni ci si ritrova a fare questi discorsi, speriamo almeno senza più tasse di partecipazione a nostro carico. Che prospettiva progettuale può avere il nostro movimento nelle condizioni in cui ogni stagione tutto è precario e “non si sa fino a quando” staremo in questo campionato?

Noi non abbiamo ricette segrete, siamo solo degli appassionati: ci sembra positivo che a livello tecnico Conor O’Shea abbia portato collaborazione tra gli staff tecnici nazionali e dei club. Ora sarebbe molto bello, superato finalmente il clima propagandistico pre-elezioni e gli strascichi successivi, che si passasse a collaborare anche tra club (non solo di Celtic, ma di tutto il movimento), sponsor (quelli rari che ci sono), Federazione, per decidere insieme del nostro futuro, in primis quello celtico. Un tempo qualcuno suggeriva l’idea degli stati generali del rugby: forse per capire chi siamo e dove vogliamo andare non è un’idea malvagia. Ci accontenteremmo però che la gente smettesse di parlarsi dietro, alle spalle o tramite social network e media (o, peggio ancora, avvocati) e si trovasse a farlo davanti a un tavolo, magari con accanto un bel fiasco de vin che contribuisce ad appianare le cose.

Rugby mannequin challenge

Una delle mode social degli ultimi mesi è il mannequin challenge. Non sapete di cosa si tratta? In sostanza un gruppo di persone sta ferma in posa e si costruisce una sorta di film basato su soggetti inanimati, dei manichini-umani presi in fermo immagine, come se si fosse cristallizzato un attimo di tempo in una foto 3d navigabile.

Ovviamente la moda ha preso piede anche nel rugby con svariati “mannequin challenge” a tema ovale. Questo che vedete sotto è uno dei più carini.

joseph k.

Foto copy Stefano Del Frate (https://www.flickr.com/photos/stefanodelfrate/, http://www.stefanodelfrate.com/).

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