Ci avviamo alla fine di questo 2016 rugbystico, dovremmo forse iniziare a fare qualche bilancio e svetterebbe la magica impresa di Firenze contro i Bokke ma egualmente, nella parte “meno” della nostra analisi, ci dovrebbero essere tantissime cose, dalle prestazioni delle celtiche, al debito federale da ripianare, alla litigiosità eccessiva del movimento. Ma aspettiamo ancora qualche settimana, che il 31 è distante…
The good
Il Campionato di Eccellenza. Almeno in termini di competitività il nostro campionato ha valori molto più appianati. Qualcuno potrebbe dire “appianati verso il basso” ma vedere team come Piacenza, Reggio Emilia, Lazio che fanno vedere i sorci verdi a squadre ben più attrezzate è comunque una bella soddisfazione per un campionato che negli anni scorsi era molto più diviso in due. Stesso discorso per un San Donà ai piani alti della classifica.
L’Eccellenza sta ridando vita anche a certi giocatori, come Ragusi o James Ambrosini, che per una ragione o per l’altra in Celtic League non avevano trovato il giusto spazio. Anche il ruolo di “incubatore” di talenti, di “riabilitatore” di gente persa dovrebbe essere preminente per questo campionato. Ma forse dovremmo ridargli anche la giusta “eccellenza” che merita a livello di attenzione dato che appena si guarda al livello superiore si vedono solo sconfitte. Sarà un rugby più lento, con più errori, tutto quello cha si vuole, ma è comunque il nostro campionato e la combattività che mostra anche nei team di “bassa fascia” è un toccasana.
The Bad
Marty Banks. L’apertura neozelandese era il principale colpo di mercato della Benetton Treviso. A Treviso non si è mai visto e probabilmente mai si vedrà. Le ultime news su di lui datano inizio novembre e parlano di un possibile triennale da firmare con la franchigia giapponese dei Sunwolves. Banks doveva arrivare in Italia a ottobre-novembre, dopo la fine del campionato nazionale: non l’ha fatto, non ci sono comunicazioni ufficiali ma probabilmente il suo contrattino diventerà un foglietto per accendere il camino. Il giocatore ha fatto molto bene nel domestic e ora sarebbe ricercato dai giapponesi (della franchigia ma anche di altri team) e forse da altre squadre di Super Rugby e dunque non avrebbe più tanta voglia di passare l’oceano e rispettare i patti sottoscritti liberamente.
Inoltre i media neozelandesi parlano del fatto che Marty ha giocato la finale di Mitre 10 Cup con una mano rotta, quindi anche se venisse arriverebbe decisamente acciaccato e arruolabile, da quando, gennaio? A Treviso McKinley e Allan stanno coprendo abbastanza bene lo spot di apertura, certo un giocatore che fa cambiare il passo e garantisce punti al piede, visione di gioco e guizzi da meta servirebbe come il pane (e quando McKinley fa vedere la sua classe questo accade). Non sarebbe nemmeno malaccio dirottare i soldi di Banks su una seconda o una terza: settimana scorsa Treviso ha giocato con in panchina un permit player, unica scelta tra seconde e terze; in terza linea schierava titolare un tallonatore e non aveva alcun cambio di terze in panca. Non si può affrontare un campionato lungo e faticoso come quello celtico con una base di rosa così limitata e senza possibilità di inserire jocker medical o permit in modo più semplice. In questo modo andiamo sempre a scontrarci con le corazzate estere con la nostra barchetta di carta traforata…
I nostri strani stranieri
Nel recente passato si sono visti stranieri in Italia non esattamente performanti: Berquist, Carlisle, Muliaina, Roux sono solo alcuni nomi di una lista molto corposa. Quest’anno la nostra campagna acquisti ha portato all’arrivo di giocatori che non sono mai arrivati o non si sono mai visti in campo. Oltre al citato Banks ci sono i misteriosi zebrati Le Roux e Afamasaga di cui conosciamo solo le figurine sul sito ufficiale parmense.
Ne sono arrivati altri che si sono rotti subiti e non hanno mai giocato o hanno giocato pochissimo: Bordoli, Baker. Ad altri come Greff i coach preferiscono i giovanotti dell’Accademia. In generale negli ultimi anni abbiamo visto pochissimi stranieri veramente decisivi e performanti per i nostri team: ci vengono in mente Dries Van Schalkwyk, Leonard, Teofilo Paulo, Meyer. Forse dovremmo settare la ricerca di stranieri a giocatori veramente di livello (1-2 per squadra) e poi dirottare il budget esclusivamente verso giovani che abbiano un possibile futuro spendibile anche per l’azzurro. E valorizzare al massimo i nostri prospetti che magari trovano, o ritrovano, spazio in Celtic a 26 anni (Bronzini aveva tutte le carte per restare in Celtic già dai tempi degli Aironi, un mistero che ce lo siamo “dimenticati” in Eccellenza per così tanto tempo). Molti stranieri sono arrivati da noi in fase di pre-pensionamento, a svernare o a pascolare per il campo: certo essere nella rosa di team che perdono sempre non esalterà il morale ma essere professionisti singifica il “dovere” di giocare al meglio anche in queste condizioni.
Che bella corsa!
Settimana scorsa ci siamo presi in carico la categoria dei ciccioni con il top di gamma, Trevor Leota, come punta di dimante. Questa settimana cambiamo un po’ genere e andiamo invece ai super-veloci dell’ovale. Questo video, perdonate l’orrenda colonna sonora ma non è stata scelta da noi, mostra i giocatori più rapidi del nostro sport. E non si tratta solo di velocità pura, che ovviamente c’è, ma anche di capacità di corsa, di eleganza, di linee e direzioni, di cambi di passo, di controllo e propriocezione, di saper “pestare i piedi” come si diceva un tempo.
Dingo and Kaine
State cercando nella memoria esempi di giocatori nostri di questo genere? Non possono non venirvi in mente due nomi di battesimo: Dingo e Kaine. Del secondo, ad ogni appassionato della maglia azzurra, questa meta resterà sempre nella testa, accompagnata da un sorriso a 50 denti…
joseph k.
Foto: Official Website Benetton Rugby.