Troppo debole l’Italia, non abbastanza depressa l’Irlanda: finisce 58-15
Può sembrare strano dirlo al termine di una partita in cui si sono prese ben 9 mete, cosa che a questo livello capita di rado, ma poteva andare anche peggio. Un’Italia inesistente nell’1vs1, incapace di placcare in maniera minimamente efficiente e in grado di giocare in attacco solo quando il match è virtualmente finito se ne torna a casa con un passivo pesantissimo, umiliante. Una squadra a cui, certo, va concessa l’attenuante dell’inesperienza (tanti i giocatori con pochissimi caps o addirittura esordienti in campo), ma ciò che non si può assolutamente evitare di registrare è la totale assenza di attitudini difensive in molti, troppi elementi. Inutile e, forse, anche ingeneroso andare a cercare responsabilità individuali di questo o quel giocatore (anche se ce ne sarebbero eccome): nessuna delle cose che vanno fatte quando l’avversario ha la palla è stata eseguita con quel livello di efficienza ed accuratezza che in un 6 Nazioni è obbligatorio. Si parla di placcaggi, certo, ma anche di posizionamento difensivo e capacità di scivolamento all’esterno quando l’avversario crea soprannumero: nulla di tutto questo è stato fatto ad un livello minimamente accettabile. E sì che davanti avevamo una squadra sull’orlo di una crisi di nervi, proveniente da un pareggio e due sconfitte, con un tecnico (incredibile a dirsi) sulla graticola della critica da parte di stampa e pubblico; insomma, non certo un monolite, ma un muro con crepe nelle quali si poteva affondare il piccone. Invece no: se l’Irlanda era una squadra depressa, negli azzurri ha trovato il miglior prozac che oggi sia possibile trovare sul mercato.
Si parte con la sorpresa di Chistolini in campo e Ceccarelli in panchina per l’indisponibilità di Cittadini e gli azzurri danno l’illusione di poter giocare un match da protagonisti. Dopo 2’, da una touche a nostro favore, parte una buona azione dei nostri che non arriva in meta per poco: Garcia, sull’out destro, sfiora la linea laterale e vanifica l’opportunità. Ad essere cattivi si potrebbe quasi dire che la partita dell’Italia finisca qui, perché da adesso sino alla fine si assisterà ad un pressoché ininterrotto monologo dei padroni di casa. Gli azzurri si mostrano incapaci di difendere e sopperiscono con frequentissimi falli soprattutto nel break down che solo grazie alla pazienza dell’arbitro australiano Gardner non si trasformano in un cartellino giallo. Al 7’ subiamo una meta quasi comica: Sarto schiaffeggia sciaguratamente la palla all’indietro e Henshaw ringrazia; si arriva ai nostri 5 metri da cui una serie di pick&go pazienti e ben eseguiti porta in meta Trimble; da posizione angolata Sexton non trova i pali e siamo sul 5-0. Si riparte e tutto è uguale a prima: continuiamo a non saper difendere senza fare fallo; è soprattutto Zanni, uno dei più esperti, a mettersi negativamente in luce in questa fase. Così consentiamo agli irlandesi di venire a lanciare una touche ai nostri 5 metri da cui i padroni di casa, usando la pazienza e la non risolutività dei nostri placcaggi portano il pilone McGrath a schiacciare: siamo al 15’ e Sexton trasforma per il 12-0. Dopo due sberle proviamo anche noi a riaffacciarci di là e qui sono Palazzani e Campagnaro (due dei pochi da salvare nel naufragio collettivo) ad orchestrare una bella azione che porta ad un falloso intervento da terra in ruck; Padovani, al 22’, muove il nostro asfittico tabellino e ci porta sul 12-3. E’ solo un attimo, una piccola pausa, perché poi anche Parisse partecipa alla sagra azzurra del fallo e, con un placcaggio alto consente a Sexton di rimettere la distanza dalla piazzola al 25’. Al 30’ si ha una plastica dimostrazione di cosa comporti non placcare efficacemente: in mezzo al campo Earls si libera facilmente di un placcaggio mal portato e produce un buco profondo nel nostro schieramento; l’azione si sposta sull’out sinistro dove Bellini sbaglia l’uomo da marcare e la posizione da tenere e spalanca una voragine che viene tamponata solo a pochi decimetri dalla linea fatale. A quel punto basta solo pazienza e fisico: gli irlandesi hanno entrambi e Stander schiaccia oltre la linea portando il punteggio sul 20-3 perché Sexton, ieri non impeccabile, sbaglia ancora la trasformazione. Si potrebbe chiudere in attacco il tempo e gli azzurri ci provano anche, ma, allo scadere, subiamo un’azione devastante sul piano tattico e psicologico: gli irlandesi ci sottraggono la palla nei loro 22 ed avviano un’azione coast to coast fatta tutta di placcaggi elusi ed offloads che si conclude con una meta di Heaslip; anche stavolta Sexton sbaglia la trasformazione e si va al riposo sul 25-3.
Si ha immediatamente l’impressione che sarà ancora lungo e doloroso il calvario che aspetterà gli azzurri al rientro in campo: la squadra palesemente non c’è. Non ha mai la palla (peraltro quando ce l’ha si infrange contro una difesa che non fa nulla di speciale se non aspettare e placcare con efficacia) e quando la perde pare del tutto indifesa e priva di contromisure. E’ soprattutto la difesa al largo a latitare ogni volta che viene esplorata.
Il rientro in campo è ancora più scioccante di quanto era stata l’uscita: passa pochissimo e, al 42’, Padovani tenta un passaggio lunghissimo ed inutilmente rischioso nel deserto popolato solo di maglie verdi: intercetto lapalissiano di Payne che nell’altrettanto deserta retroguardia azzurra va a corricchiare in mezzo ai pali consentendo a Sexton di migliorare un minimo le sue percentuali al piede e siamo 32-3. L’Italia non c’è più, se mai c’è stata, ma anche la partita non c’è più. Quando si vede una serie di pick&go ben dentro i nostri 5 metri non si capisce bene se si sta vedendo un replay di mete precedenti o è un’azione nuova. Fatto sta che Heaslip fa doppietta in mezzo ai pali e Sexton al 48’ fissa sul 39-3. A questo punto cominciano i cambi e nell’Irlanda entra soprattutto il tallonatore Sean Cronin che ha una gran voglia di mettersi in mostra e che, da qui in avanti, perforerà ripetutamente la nostra linea nel modo in cui, di solito, lo fanno i centri, non certo gli uomini di prima linea. Al 53’ una punizione giocata veloce da Murray lancia il suddetto neo entrato in meta e Madigan, entrato anche lui al posto di Sexton, trasforma per il 46-3. Stiamo ormai assistendo ad un dopopartita in campo perché l’intensità è quasi scomparsa. Così ce la giochiamo un po’ anche noi. Al 57’ mettiamo finalmente il naso di là e conquistiamo una punizione: bella giocata veloce di Padovani che serve il bravo Palazzani il quale inventa un doppio salto di uomo per l’accorrente Odiete che sigla la sua prima meta in azzurro alla bandiera; da posizione difficilissima il neo entrato Haimona centra i pali e ci porta sul 46-10. Al 61’ il finto-centro Cronin fa un buco nella nostra linea e si invola senza che nessuno provi ad inseguirlo; la meta non arriva perché i padroni di casa perdono tempo con qualche scelta di passaggio errata e la palla, anche se portata oltre la linea, viene tenuta alta. Ma l’appuntamento con la meta è rimandato di poco, perché da questa azione si gioca una mischia verde e i padroni di casa esplorano il nostro schieramento finchè la palla arriva a Madigan: il vice-Sexton si trova davanti Sarto e lo scherza con una finta che quasi lo siede, dopodiché lo aggira ed entra facile per poi centrare il palo col tentativo di trasformare; siamo sul 51-10 al 63’. La nostra reazione, finalmente (too little, too late) arriva a cavallo del 70’ quando imbastiamo un’interminabile azione; dopo moltissime fasi ed un banale fallo di Steyn che in mischia chiusa tallona la palla, riusciamo ad andare in meta con Sarto al termine di un’azione simile a quella precedente. C’è il sospetto di un in-avanti sull’ultimo passaggio, ma il TMO convalida e stavolta Haimona, da posizione analoga alla precedente, non riesce a trovare i pali; 51-15. Gli irlandesi, evidentemente, non accettano che siamo noi ad avere l’ultima parola e ci fanno un’altra meta di irridente facilità grazie ad un buco o meglio una voragine nel nulla difensivo di McFadden che vola in mezzo ai pali con Madigan che trasforma al 78’ per il definitivo 58-15. Definitivo perché gli irlandesi non riescono per pura dabbenaggine ad andare nuovamente a segno sul tempo rosso.
Usciamo da questa partita con un’impressione di inconsistenza, di inesistenza: è vero, abbiamo dovuto schierare molte seconde scelte dovute ad infortuni, ma gli infortuni, a questo punto del torneo, ce li hanno tutti, anche gli irlandesi. Giocavamo contro una squadra che sinora non aveva mostrato nulla di buono e gli abbiamo fatto fare quasi 60 punti, 9 mete, un’enormità a questo livello. Non va bene, non va bene affatto e le prospettive in vista della trasferta di Cardiff non sono per niente buone. Rimane solo l’ultima speranza, quella legata al fatto che di solito riusciamo a trovare una buona prestazione proprio quando arriviamo a toccare il fondo. Perché se questo non è il fondo allora c’è da essere molto molto preoccupati.
I Tabellini:
Dublino, Aviva Stadium – sabato 12 marzo, ore 13.30 (14.30 in Italia)
RBS 6 Nazioni, IV giornata
Irlanda v Italia 58-15 (25-3)
Marcatori: p.t. 7’ m. Trimble (5-0); 15’ m. McGrath tr. Sexton (12-0); 23’ c.p. Padovani (12-3); 26’ c.p. Sexton (15-3); 31’ m. Stander (20-3); 40’ m. Heaslip (25-3); s.t. 43’ m. Payne tr. Sexton (32-3); 49’ m. Heaslip tr. Sexton (39-3); 53’ m. Cronin tr. Madigan (46-3); 57’ m. Odiete tr. Haimona (46-10); 64’ m. Madigan (51-10); 74’ m. Sarto (51-15); 79’ m. McFadden tr. Madigan (58-15)
Irlanda: Zebo; Trimble (21’-29’ McFadden), Payne (71’ McFadden), Henshaw (36’-41’ McFadden), Earls; Sexton (50’ Madigan), Murray C (59’ Marmion).; Heaslip, Van der Flier, Stander (62’ Ruddock); Toner (55’ Dillane), Ryan D.; Ross (55’ White), Best R (cap) (49’ Cronin)., McGrath (72’ Bealham)
Italia: Odiete; Sarto L., Campagnaro, Garcia (55’ Haimona), Bellini; Padovani (60’ McLean), Palazzani (63’ Lucchese); Parisse (cap), Zanni, Minto; Fuser (27’ Geldenhuys) , Biagi (35’ Steyn); Chistolini (55’ Ceccarelli), Giazzon (55’ Fabiani), Lovotti (71’ Zanusso)
arb. Gardner (Australia)
Man of the match: Ryan (Irlanda)
jpr