News

The good & The bad

benvenuti
Scritto da Rugby.it

Abbiamo un’italiana in una finale di coppa europea: scritto così sembra un po’ cattivello ma alla fine la terza coppa, la Qualifying cup, da alcuni malignamente chiamata “coppa Gavazzi”, è arrivata alla conclusione della fase preliminare e Mogliano passerà il turno. Un meccanismo un po’ bizantino farà sì che Padova – che non ha mai perso e ha più punti – resterà fuori. Le finaliste saranno Krasny yar e Mogliano che si scontreranno con le due ex finaliste Timisoara e Enisei (almeno così crediamo, perché dalla Challange dovrebbero rischiare di “scendere” le due ex promosse dell’anno prima, non chi fa meno punti nella competizione o si classifica agli ultimi posti…

The Good

La signora arbitro (ci si permetta di non usare l’abominevole – cit. Presidente Giorgio Napolitano – termine arbitra) Benvenuti. Una ragazza che così giovane arriva ai più alti palcoscenici internazionali e nazionali, che arbitra in Serie A alle Olimpiadi, nel World seven tour. Un buon arbitro nazionale da valorizzare, che non è stato tanto a cantarsela a raccontarsela dopo l’episodio che tutti conosciamo ma ha semplicemente ringraziato tutti dell’affetto ricevuto e ha detto che cercherà di rispondere personalmente ad ogni messaggio.

Un infortunio sul “lavoro” può capitare, anche se è un infortunio veramente incredibile. Quello che speriamo è che la signora arbitro Benvenuti non ne paghi a livello di testa: il video che ha pubblicato su Youtube (e che vedete a inizio paragrafo) ce l’ha mostrata un po’ scossa, quasi avesse pigliato 5 primavere di vita in 5 minuti. Ma sappiamo che tutti i rugbysti hanno una grande forza interiore che ci fa superare, aspettare, avere pazienza, riprendersi anche dopo l’infortunio più gravoso. Sostegno da questo blog, per quanto questo possa valere.

P.s. Bella la maglia “scusa Beatrice” dei ragazzi di Vicenza. Ma, saremo pignoli noi, all’arbitro non si dava del lei con tanto di qualche bell’appellativo tipo “Signore” o “Sir”? Non è nostra sorella, non è un’amica…

The bad

Ingannare l’arbitro. Il nostro sport, ai livelli altissimi, si fonda su vittorie per piccoli episodi, di margini molto stretti, di competitività esasperata, di pressione mediatica. Insomma capita qualche volta che l’ambiente crei mutazioni genetiche nel nostro Dna fondato sul rispetto e sul senso dell’onore. Ci vengono in mente, per andare un po’ sul concreto, alcune situazioni in cui “ingannare” l’arbitro fa parte del gioco (o, per meglio dire, diventa parte del gioco per alcuni che si credono un poco più furbetti degli altri):

  • es. 1. Usare l’arbitro per crearsi un buco, corrergli dietro, andare nella linea dell’attacco seguendo il suo movimento così da generare un velo “naturale” per la difesa che sale;
  • es. 2. Usare platealmente il linguaggio del corpo per segnalare falli o presunti falli. Questa è una specialità di tantissimi mediani di mischia che vediamo agitarsi in campo a mo’ di vigili urbani degli anni Sessanta per indicare giocatori che non rotolano via, giocatori che non rilasciano l’ovale ecc.
  • es. 3. Andare a chiacchierare per ogni situazione con il direttore di gara come si farebbe con una donna che desideriamo conquistare al primo appuntamento. Colloqui cui sono protagonisti non solo i capitano, come dovrebbe essere, ma un po’ tutti in campo.

Sono piccole cose magari ma sono cose che accadono ogni partita e sulle quali forse faremmo meglio a porre più attenzione.

Il difficile mestiere dell’arbitrar

Visto che siamo in tema… Una top 5 delle azioni in cui l’arbitro era al posto sbagliato nel momento sbagliato. Alcune sono un po’ stile Benny Hill, altre richiamano il punto precedentemente descritto (ingannare l’arbitro), tipo quando Waine Barnes è praticamente tirato – pare volontariamente – all’interno di una ruck. Quanto ci sia di mestiere, di caso, di “punizione” del giocatore all’arbitro in un caso come questo non riusciremmo a dirlo. La cosa bella è che comunque il referee si alza e continua ad amministrare la partita, come se niente fosse.

Christmas song

Avrete spesso visto i pacifici dopo gli incontri fermarsi a pregare. Lo spirito religioso da quelle parti è molto accentuato e anche la naturale dote canora. Potete vederlo da come il team dei Mondiali di Samoa interpreta questo canto corale.

Molto bella la vocalità, naturalmente armoniosa: a noi ricorda un po’ i nostri cori alpini, tipo questo, cui inevitabilmente seguono i brividi alti due metri.

P.s. sì, questo è un modo di augurarvi Buon Natale. Auguri!

joseph K.

Foto: copy Federazione Italiana Rugby.

Informazioni sull'autore

Rugby.it