Corrado Oscìa ci porta all’impresa storica, in uno sport fatto di maledetti dettagli. E in Inghilterra pensano che in campo ci siano Biagini, Gegia e Fra’ Martino Campanaro…
Vi siete ripresi dalla sbornia euforica dell’evento secolare? Non ve l’aspettavate ma lo speravate, davate per scontato il contrario ma una vocina nella testolina comunque diceva “potrebbe essere”. Ecco, questo è quello che tutti i veri amatori dello sport ovale azzurro provavano, non siete i soli, a volte impossible happens…
The Good
Conor “Corradone” O’Shea “Oscìa”. I grandi artisti, pensatori, condottieri, scienziati del passato avevano spesso il nome latinizzato e conseguentemente italianizzato. Così Jean de Boulogne diventava Giambologna, Pandolf Resch diventava Pandolfo Reschi, Pieter de Witte era noto come Pietro Candido e via dicendo… Non sappiamo se esista una italianizzazione del nome Conor, ci siamo presi così la libertà di andare a braccio. Il nostro novello concittadino Corrado Oscia, con accentazione non sulla O iniziale ma in fondo, ad accentuare il suon bivocalico (Oscìa), va a buon diritto nell’Olimpo dei coach azzurri. Non solo lui ovviamente, lui e i 23, 24 contando il sostegno del pubblico, che sabato scorso hanno portato all’incredibile vittoria sui Bokke.
Di seguito, in breve, i meriti di Oscìa:
- ha aperto un canale diretto con i team italici i cui coach vanno anche in nazionale,
- ha consigliato, fatto spostare giocatori di ruolo,
- ha rischiato, chiamato e fatto giocare giocatori, tra cui piloni, a 0 cap,
- ha inserito un’opzione, quella del doppio play, che per una squadra di muratori adusi a piallare e demolire era ritenuta non applicabile.
Lui dal primo giorno ci ha spiegato cosa voleva fare, non gli abbiamo creduto, e in nemmeno 6 mesi ha raggiunto il prima mai raggiunto. Nemmeno chi scrive ci credeva, anche noi abbiamo dubitato fortemente di certe scelte. Ma lui aveva ragione e con la calma dei giusti ci ha portati ad un Monte Bianco mentre eravamo tutti accampati nemmeno a quota Resegone. E il bello è che ha dichiarato “è solo l’inizio” e non è stata una voce dissennata e sborona ma l’espressione dell’umiltà del “lavoro appena cominciato”. Grazie Corradone, we love you.
The Bad
Noi infedeli. Sì, i cattivi della settimana siamo noi, sempre malfidenti, sempre sconfortati, sempre dubbiosi e recriminanti. Anche chi vi scrive, lo abbiamo detto qui sopra, non credeva a Sami Panico titolare, non credeva a Bisegni ala (la sua prima partita alle Zebre era stata abbastanza disastrosa in quel ruolo), si domandava del perché mettere McLean primo centro quando è l’unico forte estremo che abbiamo (e Luke ha fatto una prestazione superlativa in difesa mentre Padovani ha giocato con grandissima competenza a 15). Lo scrivente dubitava di Canna e dei suoi svarioni di inesperienza e “follia”, dubitava di Dries V.S. in seconda linea, con una mischia forse più leggerina. Pensava che fosse un azzardo tenere Fabio Biagi in panca e in generale ha scritto un’intero mezzo articolo settimana scorsa su un piano di gioco probabilmente sbagliato…
E invece si aveva torto, noi commentatori del bar, noi appassionati sfiduciati e depressi, noi che pensiamo sempre che “un’altra alternativa può essere meglio”. Bravo Corradone, avevi ragione tu e noi restiamo quelli che eravamo: degli innamorati che spesso sbagliano per troppo amore, dunque ci serve potentemente la placida razionalità dell’uomo che viene dalle Terre Verdi e sa “vedere” meglio di noi.
Biagini, Gegia e Campanaro
Piccoli divertimento all’interno della grande gioia. Se avete visto la cronaca di Italy – South Africa nei canali BBC o avete visto su Youtube la registrazione del match (per altro con commento tecnico di Carletto Del Fava) vi siete deliziati con la pronuncia di alcuni nomi italiani. Es. Biagi è diventato Biagini e soprattutto Ornel Gega è diventato Gegia…
Allo scorso 6 Nazioni Michele Campagnaro era diventato Campanaro e ogni volta che pensiamo a lui oggi ci viene in mente il celebre Frate Martino. Sono piccoli segnali che anche la top tv britannica, nota per rigore e precisione, non conosce perfettamente tutti i nostri giocatori. Certo che poi anche noi con tutti quei Bronzini, Cittadini, Ghiraldini, Pasolini… E ovvio che a uno gli viene da dire Biagini. Su Gegia non sappiamo dire. Che la cultura dei mitici Ottanta abbia passato la Manica?
Una maledetta questione di episodi
Uno sport malefico come il rugby è fatto di episodi: ricordate nella storia un altro avanti di Habana o un passaggio 2 metri dietro la schiena eseguito da un qualsiasi giocatore Bokke? Rammentate una squadra super, come loro sono, non riuscire a concretizzare vantaggi 5 contro 3? Li ricordate così indecisi in attacco, tanto da pigliare placcaggi come tram in corsa lanciati su rotaia?
Ma oltre a questo: ci sono tantissimi episodi che spesso cambiano una partita, inezie che significano persa o vinta. La cosa ovviamente è reversibile, uno Steyn posizionato meglio o un Bisegni mezzo metro avanti erano un’altra probabile marcatura nostra. Un Fuser che casca con i suoi due metroni non in orizzontale, pestando millimetricamente la riga, ma nella direzione della corsa era una magnifica meta di chiusura con vittoria di 9 punti e un posto guadagnato nel ranking. Però l’aleatorietà della sorte, la durezza di una virgola che cambia un romanzo, anche questo è rugby.
Uno sport spietato dove puoi vedere partite segnate dal primo minuto e altre che si decidono per come casca un pallone a terra o per qualche centimetro di campo in meno che vanifica un attacco.
joseph k.
Foto copy Stefano Del Frate (https://www.flickr.com/photos/stefanodelfrate/, http://www.stefanodelfrate.com/).