Dall’argento nel touch alla passerelle di Miss Mondo
“E’ una ragazza molto intelligente, una giocatrice ricettiva e con grandi abilità”. Tra le partecipanti all’ultimo concorso di Miss Mondo, in scena un mese fa in Cina, compariva anche una rugbista. O meglio, una giocatrice di “touch rugby”, quel tipo di rugby che sostituisce ai duri placcaggi semplici tocchi e abbracci. Di ragazze carine nella palla ovale ce ne sono a bizzeffe, ma quante indossano ufficialmente il diadema di regina di bellezza?
Latafale Auva’a è stata eletta Miss Samoa a inizio 2015; poche settimane più tardi, come se nulla fosse, ha partecipato ai Mondiali di touch e all’inizio dell’estate pure ai Giochi del Sud Pacifico. Ventitré anni, il suo sport preferito è il netball, una specie di pallacanestro femminile d’Oceania, ma per tenersi in forma il touch è eccezionale e così quando un’amica le ha raccontato che i trial per la selezione di Manu Samoa erano aperti a tutte non ha esitato. Il giudizio del suo esaminatore: “very smart, fit for touch, great skills”. Ai Mondiali le Samoa sono arrivate tredicesime, ma ai Giochi del Sud Pacifico, contro altri piccoli arcipelaghi, la squadra di Latafale dal grande sorriso è riuscita a conquistare la medaglia d’argento, grazie anche a una meta di Miss Samoa. “Sono quasi scoppiata a piangere mentre entravo in campo di fronte a tutte quelle persone prima della finale con la Papua Nuova Guinea. Non avrei mai potuto nemmeno sognare di ritrovarmi allineata al fianco delle ragazze della nazionale cantando l’inno insieme a loro. Non abbiamo ottenuto la medaglia più preziosa, ma abbiamo dato tutto contro avversarie toste e ben preparate. E’ stata una delle sensazioni più belle che io abbia mai provato, ringrazio Dio per questa benedizione!”
Canto e fango
Il touch è solo una delle tante attività di Latafale: in virtù della sua corona è tenuta a partecipare a iniziative benefiche visitando ospedali pediatrici e persone in difficoltà, ma il sorriso sincero che la accompagna fa pensare che giudichi tali incombenze una fortuna più che un dovere. E’ bravissima pure nel canto (ora inizia a diventare antipatica): ha eseguito l’inno neozelandese in occasione di un match maschile di basket a Otago e su youtube si possono trovare due sue splendide versioni delle difficili “With you” e “La vie en rose”. Fatica, pioggia e melma non la spaventano, anche se la sua figura esile e slanciata la fa apparire vagamente fuori posto su un campo da rugby, come una mannequin che ha sbagliato taxi e si è ritrovata senza volere di fronte ai cancelli dello stadio di Swansea all’uscita dei tifosi degli Ospreys. Ma poi il suo sorriso illuminato dal fango fa capire che si trova bene anche lì.
Il rugby in un parco, senza placcaggi e solo con prese e abbracci, è uno degli sport più belli, semplici e naturali al mondo ed è anche l’abitudine a praticare fin da bambini e tra amici questo tipo di rugby leggero a fare delle nazioni oceaniche un modello al momento irraggiungibile per la palla ovale azzurra. Gli istinti, la predisposizione e il senso di squadra che si imparano da piccoli giocando in libertà non li può donare, forse, nemmeno il più bravo degli allenatori.
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